La negazione della trascendenzaInnanzi tutto esso comporta la negazione di ogni realtà o valore che trascenda i sensi. E dunque secondo i materialisti non esiste Dio. Negli anni Settanta lo scienziato francese Jacques Monod (1910-1976) scrive che «il puro caso, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, [è] alla radice stessa del prodigioso edificio dell’evoluzione» (Monod 127). E Karen Armstrong, esperta inglese di affari religiosi, osserva nel 1993 che se nel XIX e agli inizi del XX secolo l’ateismo è stato «accompagnato da dubbi, timori e talvolta agonizzanti conflitti», oggi esso «sembra... essere divenuto una risposta automatica alle esperienze della vita in una società laicizzata» (Armstrong 346, 378). Per i materialisti non c’è neppure un’anima immortale. L’uomo è un aggregato di elementi materiali che cessa di esistere, quando quegli elementi si disgregano. Frutto di un’evoluzione materiale casuale, egli discende dagli animali e fa parte della loro famiglia. Il filosofo spagnolo Fernando Savater si fa portavoce di questa convinzione scrivendo che Darwin ha dimostrato «in modo piuttosto convincente che la nostra specie non è altro che una delle tante che costituiscono l’insieme degli esseri viventi, e che nessun Dio ci ha creato a sua immagine e somiglianza, bensì che proveniamo da casuali mutazioni di una lunga serie genetica di mammiferi antropoidi» (Savater 78-9). La mente dell’uomo è il prodotto di attività biochimiche del cervello e con esso si disgrega. Lo psicologo italiano Paolo Legrenzi scrive: «Dare per scontato che la “mente” sia un pezzo della natura, e indagabile con il metodo scientifico, è stata una delle più grandi conquiste intellettuali dell’ultimo secolo» (Legrenzi 14). I sentimenti e le idee dell’uomo dipendono strettamente dal suo patrimonio genetico e dalle condizioni del suo corpo, sono sostanzialmente influenzati dalla società e solo marginalmente controllabili attraverso la volontà. L’uomo fa parte della natura e, come tale è destinato a un totale asservimento alle leggi naturali e a una più o meno stretta dipendenza dagli istinti. Le religioni, la cui importanza i materialisti non hanno potuto negare per la loro imponente presenza nel presente e nel passato dell’umanità, sono considerate, secondo la Casa Universale di Giustizia, l’istituzione suprema della Fede bahá’í, «il risultato dell’umana ricerca di verità, il prodotto di certi climi di pensiero e di certe condizioni della società», mentre sono negate «non solo la realtà, ma perfino la possibilità di una rivelazione specifica della Volontà di Dio all’uomo tramite un Portavoce umano» (Casa Universale di Giustizia, Messages 389). E pertanto si conclude che «tutti i fenomeni spirituali e morali devono essere compresi attraverso l’applicazione di un sistema di studi concepito in modo da esplorare l’esistenza ignorando i dati del continuo rapporto di Dio con il creato e il Suo intervento nella storia umana» («Issues»). Il mondo materiale, centro di ogni interesse umanoSe non esiste una dimensione spirituale, è inevitabile che ogni interesse umano sia unicamente rivolto verso il mondo materiale. L’importanza secondaria della ragioneSe i sensi sono il supremo criterio della conoscenza anche la ragione, pur tanto apprezzata e decantata dai materialisti, occupa una posizione di secondaria importanza rispetto ad essi. E nessuno rileva l’incongruenza di questo ragionamento che nega la validità dello stesso strumento che lo formula e lo giustifica. Questo atteggiamento, oltre a essere paradossale in quanto usa la ragione per negarne l’importanza, comporta l’esclusione di ogni idealismo da qualsivoglia aspetto della vita: arte, filosofia, interessi scientifici e tecnologici. E a nessun osservatore della vita del mondo occidentale può sfuggire un dato di fatto: la realtà materiale è al centro dell’attenzione generale. Sorokin osserva: «Tutto ciò che è spirituale, sovrasensibile o idealistico è ridicolizzato e sostituito dalle interpretazioni più degradanti e meschine» (Sorokin 80). Continua...
Una concezione meccanicistica del mondoSe tutto è materia, se le attività intellettuali sono un sottoprodotto di fenomeni materiali, ne deriva inevitabilmente una tendenza generale a considerare il mondo, l’uomo, la cultura e perfino la coscienza, dal punto di vista materialistico, meccanicistico, comportamentistico. I materialisti affermano dunque che l’universo non è stato creato da un Dio personale, ma da una forza inconsapevole che agisce al suo interno. Affermano inoltre che l’universo è un meccanismo, del tutto privo di uno scopo e di un’intelligenza, funzionante secondo leggi ben precise, come se fosse un orologio. In un certo senso dunque l’universo è predeterminato dalle sue stesse leggi.La preminenza dei valori materialiÈ inevitabile che una cultura che sorga su queste premesse ponga l’accento su valori materiali come la ricchezza, il potere, i piaceri, il sesso. Tanto importante è considerato il possesso dei beni materiali nella civiltà materialistica, che alcuni giungono a vedere la propria identità solo in funzione di quel possesso e a pensare che sia sempre stato così.Scetticismo, individualismo, relativismoSe l’unica realtà è la realtà materiale percepita dai sensi, ne derivano due conseguenze. La prima è che, essendo la realtà materiale mutevole, nulla esiste di stabile e permanente. La seconda è che, essendo la percezione sensoriale l’unico dato affidabile, ogni cosa ha un significato relativo al soggetto che la percepisce. L’individuo è dunque il centro di tutto e il valore delle cose, già di per sé mutevole e relativo, lo diventa ancor di più, in quanto dipende da un mutevole giudizio personale. Ma se nulla esiste di fisso, di affidabile, non esistono nemmeno verità o valori universali degni di attenzione. Nascono così lo scetticismo, l’individualismo e il relativismo. Matthew Weinberg, dirigente della Bahá’í International Community, l’organo rappresentativo della comunità bahá’í nelle sue relazioni con il mondo esterno, riassume l’individualismo moderno in tre punti: primo, «le prerogative personali definiscono la struttura della società», secondo, «non esistono vincoli morali nei confronti degli altri a meno che l’individuo non decida di occuparsi degli interessi della comunità», terzo, «i diritti sono prioritari rispetto ai doveri e sovente da essi indipendenti. I diritti della persona sono perlopiù considerati un diritto all’estraneità agli interessi comuni» (Weinberg, 265). Quanto al relativismo, esso comporta la convinzione che non esista alcun valore universale e quindi bene e male siano valori relativi, così che un valore può essere contemporaneamente bene per alcuni e male per altri. Quanto allo scetticismo, molti studiosi rilevano che esso è assai diffuso nel mondo contemporaneo, caratterizzato dal naufragio delle certezze. Ma chi non crede in niente è spesso incline a credere in tutto. Questa sarebbe la ragione per cui alla fine del XX secolo «al di sotto della superficie razionale del “realismo” più o meno secolare che si suppone sia la nostra visione ufficiale del mondo... si nasconde un brulicante calderone di culti e fedi di ogni tipo» (Anderson 187). Le conseguenze di queste posizioni sono rilevanti. Il passato è irrecuperabile e quindi perduto. Il futuro è incerto e quindi poco significativo. Solo il presente è importante e merita attenzione. Carpe diem, dunque. Tutto e subito. Solo la giovinezza ha valore, la vecchiaia è uno spettro da esorcizzare. E giacché esaltare mete come l’acquisizione e l’affermazione di se stessi al rango di scopo della vita significa alimentare il lato animale della natura umana, le passioni egoistiche prendono il sopravvento, i sentimenti di altruismo si spengono, i cuori s’induriscono, i costumi si rilassano. Le conseguenze morali del culto dell’individualismo sull’individuo e sulla società sono state distruttive e devastanti in termini di malattie, tossicodipendenze e altri ben noti flagelli in questo scorcio del secolo.Continua...
Pragmatismo, utilitarismo ed edonismoIn una società materialista, è inevitabile che nasca il pragmatismo, formulato dal filosofo americano William James (1842-1910), secondo il quale la «sola prova per stabilire la verità è la considerazione di ciò che funziona meglio e si accorda con le richieste dell’esperienza collettiva, senza tralasciare nulla» (James 79-80) e pertanto idee e fatti possono essere valutati soltanto in base al loro successo o al loro valore in contanti (cash-value). Nasce anche l’edonismo, ossia la ricerca del piacere, con il suo corollario che l’individuo ha il diritto e la libertà di perseguire la felicità, a prescindere da ogni impegno verso la società o responsabilità nei confronti altrui.Ma questa combinazione di pragmatismo, utilitarismo, edonismo, individualismo e relativismo morale, comporta un inasprimento dei conflitti interpersonali per il conseguimento dei propri fini. In un testo bahá’í si legge: «Nella forma della struttura antagonistica del governo civile, nel principio del patrocinio cui la legge civile è per lo più improntata, nella glorificazione della lotta fra le classi e altri gruppi sociali o nello spirito competitivo così predominante nella vita moderna, il conflitto è accettato come la molla dell’interazione umana» (Bahá’í International Community, Prosperità 11). E inoltre: «Alimentato dalle forze culturali dell’ideologia, dell’elitarismo accademico e dell’economia consumistica, il “perseguimento della felicità” ha prodotto un senso del diritto personale aggressivo e pressoché sconfinato» (Bahá’í International Community, Chi scrive il futuro 14). I nuovi dogmi dell’Occidente modernoQuesta concezione materialistica della vita è così strettamente legata alla fede nel progresso scientifico e materiale che le due cose possono identificarsi. La fede nel progresso scientifico materiale è uno degli elementi predominanti nella mentalità occidentale. È spesso sostenuta con tale passione che si può parlare oggi di un nuovo dogmatismo, altrettanto pernicioso quanto quello delle ortodossie religiose che l’hanno preceduto. «Gran parte della confusione della vita contemporanea può essere fatta risalire al non essere riusciti a utilizzare in modo equilibrato i poteri della ragione e della fede», scrive Weinberg (Weinberg 272).Non si può certo sostenere che queste caratteristiche si riscontrino necessariamente, tutte assieme, nel pensiero della maggior parte degli occidentali. Ma è indubbio che la maggior parte degli occidentali ne condivide, in misura maggiore o minore, una certa parte. Ed è altrettanto indubbio che la loro civiltà risente pesantemente delle conseguenze negative di tutte queste concezioni nel loro complesso.Le molte facce dell’Occidente modernoNon si può negare che la civiltà occidentale, caratterizzata dalla concezione materialistica della natura della realtà, abbia prodotto alcuni vantaggi, vantaggi legati soprattutto a quella forma di pensiero che è abitualmente definito laicismo o liberalismo umanistico.Innanzi tutto il laicismo ha svolto un ruolo di primo piano nel liberare l’umanità dall’influenza del fanatismo religioso, che è stato il massimo ostacolo contro il quale il progresso della civiltà è stato costretto a lottare. In secondo luogo, esso ha contribuito a promuovere «una cultura filosofica... che assecondava i governi costituzionali, teneva in alta considerazione il dominio della legge e il rispetto per i diritti di tutti i membri della società» (Century 5; trad. it.: Secolo 5). Infine ha dato origine a un modello di vita, il modello occidentale, che molti considerano ottimo perché consente un elevato tenore di vita.Continua...
I fattori che hanno determinato il successo della concezione materialistica della natura della realtà sono molti e molto complessi e un loro studio dettagliato esula dagli intenti di questo scritto. È molto probabile comunque che questo successo sia stato favorito da alcuni atteggiamenti che caratterizzavano le antiche religioni. Esse sostenevano la correttezza di pregiudizi religiosi che favorivano la discriminazione dei seguaci delle altre religioni e dei membri delle altre razze, pregiudizi che hanno provocato immani tragedie. Esse sostenevano anche la validità di «fossilizzati dogmi religiosi che avevano dato legittimazione morale alle forze del conflitto e dell’alienazione» (Century 43; trad. it.: Secolo 43). Molti capi religiosi identificavano le proprie religioni con la difesa a oltranza di un passato di cui numerose persone sentivano l’oppressione e quindi con la lotta contro la modernità, anche nei suoi aspetti migliori. Contrariati dai pregiudizi e dai dogmi insegnati dalle religioni e dall’intransigenza dei loro capi e attratti invece dagli aspetti più ragionevoli delle filosofie materialistiche contemporanee, molti hanno gettato via assieme a dogmi e costumi inaccettabili, anche i ben più nobili insegnamenti spirituali delle religioni con il loro invito alla disciplina morale, alla moderazione e alla saggezza. Un altro fattore che ha contribuito al successo della concezione materialistica della natura della realtà è l’abbrutimento della natura umana che, favorito dalle due guerre mondiali che hanno funestato il Novecento, è divenuto un elemento onnipresente della vita sociale nella maggior parte del pianeta e ha incoraggiato l’allontanamento delle coscienze da una visione spirituale della vita proposta da religioni che comunque non avevano saputo evitarne gli orrori. Un altro fattore sono stati i vantaggi materiali prodotti dalla scienza e dalla tecnologia, di cui il materialismo si presenta come la vera voce, e rappresentati agli occhi del mondo dalle realizzazioni della cultura capitalistica americana. Un ultimo fattore è infine l’apparente difesa – da parte dei sostenitori del materialismo teorico, per lungo tempo rappresentato agli occhi del mondo dall’ideologia marxista – dei diritti umani che viceversa le religioni – sempre più ricondotte «al fanatismo e a un irragionevole rifiuto del progresso » oppure «a una sorta di preferenza personale, una predilezione, un impegno inteso a soddisfare i bisogni spirituali ed emotivi delle persone» e rassegnate «ad accontentarsi di dare un imprimatur religioso a campagne per il cambiamento sociale organizzate da movimenti secolari» (Century 89; trad. it.: Secolo 89) – sembravano difendere in teoria ma affossare nella pratica.Ma oggi i pregi della concezione materialistica della realtà e del modello di vita occidentale ad essa ispirato sono soverchiati dai danni che producono e anche il laicismo, avendo messo in discussione la natura spirituale dell’uomo e la stessa autorità dei valori morali, è inficiato dalle pecche che la concezione materialistica della natura della realtà ha prodotto nel comportamento delle persone che l’hanno adottata e nelle società che ne sono derivate. Molti occidentali sono infatti giunti a sostenere che ogni essere umano deve essere libero di fare quello che vuole e che lo fa felice, purché le sue azioni non rechino danno a nessuno, e che quella libertà sia più importante del rispetto delle leggi morali, molte delle quali essi considerano ingiustificate e inaccettabili in quanto, limitando la libertà dell’individuo, ne ostacolano la realizzazione. Questa opinione, che «innalza l’acquisizione e il progresso personale al livello dei grandi valori della cultura» (Century 90; trad. it.: Secolo 90), ha avuto conseguenze assai gravi. Ci limiteremo a riportarne solo alcune.Un primo esempio è la crisi della famiglia. Questa crisi dipende da molti fattori, non ultimo il necessario cambiamento nei ruoli delle donne e degli uomini nella nuova società emergente. Ma dipende anche dalla convinzione che, per uomini e donne, sia più importante seguire le cosiddette ragioni del cuore, in realtà le proprie passioni, piuttosto che attenersi alla lealtà e alla castità, considerate controproducenti, e che sia più importante perseguire una malintesa realizzazione personale piuttosto che rispettare il dovere morale della lealtà verso il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli e le sorelle, che è considerato limitante per la libertà e la realizzazione personale.Continua...
Un altro esempio è il dilagare di modelli di comportamento alquanto discutibili, ispirati a personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, dell’economia e della politica, che nella vita hanno successo materiale, ma spesso lo hanno ottenuto nella più ampia violazione dei principi morali della sincerità, lealtà, rettitudine, generosità eccetera. Questi due soli aspetti della civiltà occidentale hanno avuto conseguenze dirompenti sulla società, della quale hanno indebolito un cardine fondamentale, cioè la famiglia, e sull’individuo, la cui tempra morale hanno infiacchito.Un ulteriore esempio sono le pessime condizioni di salute del pianeta a causa dell’uso indiscriminato dei mezzi tecnologici, nel perseguimento di fini materiali personali e collettivi e nell’ignoranza dei valori spirituali della saggezza e della moderazione. Pertanto oggi non si può più pensare che il modello di vita occidentale sia ottimo perché consente un elevato tenore di vita. Esso infatti consente sì un alto tenore di vita, ma solo a piccole minoranze e a un prezzo esorbitante. In senso materiale, richiede uno spreco enorme di energie e di risorse, rischia di privare le future generazioni di beni indispensabili alla sopravvivenza, inquina il mondo, favorisce l’accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi. In senso spirituale, suscita desideri inutili e per lo più dispendiosi, allontana gli animi dal desiderio di elevarsi spiritualmente. Khalil A. Khavari, psicologo dell’università del Wisconsin-Milwakee, osserva: «Il materialismo è la religione del nostro tempo. Promette un falso paradiso, qui ora, sulla terra, ma concede solo il vuoto interiore . . . pretende ventiquattro ore al giorno di devozione. Facciamo di tutto per inseguire le sue false promesse, senza afferrarle mai» (Khavari 38). Ma l’esempio più doloroso di tutti è l’«incalcolabile . . . danno arrecato a generazioni di fanciulli ai quali si è insegnato a credere che la violenza, l’indecenza e l’egoismo siano un trionfo della libertà personale» (Bahá’í International Community, Chi scrive il futuro 13). Una concezione spirituale della natura della realtàOltre alla concezione materialistica della natura della realtà, esiste anche un diverso modo di concepire le cose. È la concezione spirituale, che affonda le sue radici negli insegnamenti spirituali delle religioni universali, come l’Induismo, l’Ebraismo, il Buddhismo, il Cristianesimo e l’Islam. Ne esporremo qui alcuni assunti fondamentali, rivisitandoli alla luce degli insegnamenti della più recente fra di esse, la Fede bahá’í.La concezione spirituale è molto diversa da quella materialistica nei presupposti teorici e in molti aspetti pratici. Ma si devono subito chiarire alcuni possibili malintesi. In primo luogo, essendo ispirata agli insegnamenti spirituali delle religioni, che sono universali, questa visione è ben diversa da tutti quei recenti fondamentalismi che tendono ad attribuire un valore eccessivamente alto alla propria denominazione religiosa, a sostituire ideali umani all’ideale trascendente che dovrebbe superare tutti i nostri pregiudizi e quindi a negare il tema centrale di tutte le religioni, la legge dell’amore. Inoltre, essa tiene in alta considerazione la ragione e il suo uso nella risoluzione dei dilemmi spirituali, intellettuali e materiali della vita degli individui e della collettività, non esclude dal proprio ambito la fiducia nella scienza e nei suoi metodi e attribuisce grande importanza al progresso e allo sviluppo dei popoli del mondo. Solo che, fondata sull’assunto che la realtà materiale è parte di una più ampia realtà spirituale e che vi è una reciproca influenza fra le condizioni spirituali e quelle materiali del mondo, che l’uomo è una creatura nata dal mondo della natura, dotata d’intelligenza e capace di evolversi verso i mondi dello spirito, che il funzionamento del mondo materiale è un semplice riflesso delle condizioni spirituali e pertanto finché non si potranno cambiare le condizioni spirituali del mondo non vi potrà essere un miglioramento nelle cose materiali, suggerisce che i dati sensoriali e le deduzioni razionali siano integrati dalla guida degli insegnamenti delle Scritture e dalla luce dell’intuito, che le applicazioni della scienza e gli usi dei prodotti tecnologici siano regolati da principi morali e valori spirituali fondamentali validi universalmente, che il progresso e lo sviluppo dei popoli siano promossi nel rispetto delle leggi fondamentali dello spirito.Continua...
I quattro criteri della conoscenzaUno degli assunti su cui la concezione spirituale della natura della realtà si fonda è che i criteri della conoscenza non siano due soltanto, come i materialisti affermano, ma quattro: i sensi, la ragione, l’intuito e le Scritture. Ciascuno di questi criteri è ugualmente importante, ma anche fallibile e limitato, in quanto l’uomo stesso è limitato. Perfino le Scritture, che per i sostenitori della concezione spirituale sono depositarie di verità fondamentali con le quali è indispensabile confrontarsi, possono essere fallibili come criterio di conoscenza, in quanto sono accessibili all’uomo attraverso la ragione e dunque diventano fallibili quando siano filtrate attraverso di essa. L’uso di questi quattro criteri, senza escluderne alcuno, è indispensabile ai fini dell’obiettività della conoscenza. Ma a questo scopo è necessario anche osservare, nella propria indagine, quei valori spirituali universali di distacco, sincerità, onestà mentale, umiltà, saggezza, determinazione, tenacia, dedizione, eccetera, senza i quali nessuna impresa umana ha speranza di successo. Si richiede infine la consapevolezza che la mente umana cade facilmente in preda al pregiudizio, inteso come generalizzazione emotiva negativa, un sentimento non facilmente correggibile mediante la ragione, i fatti o l’educazione. La garanzia della validità della conoscenza si trova, tuttavia, soltanto nella prova dei fatti, che possono confermarla o negarla. Nell’ambito morale, la validità di una decisione è confermata solo quando essa, applicata nella vita quotidiana, produca frutti di armonia e di pace, di giustizia e di unità, personali e collettive. È questo un vero e proprio metodo scientifico. Prima si raccolgono i dati, poi si formula un’ipotesi che li spieghi avvalendosi dei quattro criteri di conoscenza, infine si verifica l’ipotesi alla prova dei fatti attraverso i risultati della sua applicazione pratica. Questo metodo non garantisce la scoperta di verità assolute, inaccessibili comunque all’uomo a causa della limitatezza della sua capacità razionale e della conseguente imperfezione delle sue conoscenze. Ma consente la scoperta di verità relative, alquanto utili per i frutti di armonia e di pace, di giustizia e di unità nella vita quotidiana prodotti dalla loro applicazione pratica. Si trova qui la conciliazione fra due tendenze apparentemente inconciliabili: da un lato la convinzione che esista una verità assoluta – e questa è la verità delle Scritture – e dall’altro la consapevolezza che ogni verità umana è relativa, compresa la nostra comprensione delle «infallibili» Scritture. Questa consapevolezza è una valida barriera contro la formazione di malsani fondamentalismi.Questo metodo di indagine della realtà può confermare l’esistenza della dimensione spirituale, anche se questa non è direttamente percepibile attraverso i sensi. Si possono infatti identificare nel mondo materiale alcuni segni in base ai quali è possibile ipotizzare l’esistenza di quella dimensione. I fatti potranno poi confermare la validità dell’ipotesi, nei frutti di armonia e di pace, di giustizia e di unità, prodotti dalla sua applicazione pratica.Ogni individuo percorre nella propria vita una strada diversa nell’identificazione e nella lettura dei segni della realtà. Noi qui seguiremo un filo logico, senza certo pretendere che sia il migliore o tanto meno l’unico percorribile. Esiste un Dio creatore?Uno dei primi quesiti cui molti esseri umani sentono il bisogno di dare risposta è questo: esiste un Dio creatore? Nei secoli i filosofi teisti, panteisti e deisti hanno proposto una serie di cosiddette prove razionali dell’esistenza di Dio. Nei secoli i filosofi atei le hanno confutate. Alla luce dell’esperienza pochissimi atei sono passati alla fede in Dio per la forza di persuasione di una di queste prove. Anzi alla fine del Novecento, secondo lo storico francese Georges Minois, per gli intellettuali occidentali «Dio non è più il problema centrale. Il problema passa in secondo piano e nessuno si affanna a riproporne la dimostrazione.Continua...
Dio, o si ammette, o non si ammette . . . l’ateismo è la posizione comune, immediata, quasi scontata» (Minois 561). La fede in Dio è spesso il frutto di un serie di riflessioni sulle caratteristiche del mondo materiale, sulle tappe della sua evoluzione, sull’evoluzione e sulla storia dell’uomo, nonché sui sentimenti scaturiti dalla propria esperienza personale. E queste considerazioni e questi sentimenti sono sempre molto personali.Aver fede in Dio significa aver fede nell’esistenza di un’Essenza inconoscibile, che ha volontariamente e consapevolmente creato l’universo materiale, che noi direttamente conosciamo attraverso i sensi, nonché i mondi spirituali, della cui esistenza la capacità razionale ci può dare prova, anche se i sensi non li possono percepire, e che costantemente guida le Sue creature nelle loro incessanti trasformazioni verso uno scopo noto nella sua interezza a Lui soltanto e a noi solo parzialmente comprensibile. Come sono nati l’universo e l’uomo?Secondo coloro che credono in Dio, l’universo non è frutto del caso, ma dell’amorevole e consapevole volontà di un Dio creatore. Secondo costoro, affermare che l’universo si è formato per caso è come affermare che se un ipotetico pittore prendesse un congruo numero di barattoli di vernice e ne gettasse a caso il contenuto contro un muro, e poi ripetesse questo suo atto infinite volte, a un certo punto, dopo l’ennesimo tentativo, su quel muro potrebbe casualmente apparire un armonioso affresco, anziché il solito guazzabuglio di colori. Secondo coloro che credono in Dio, l’universo non è un meccanismo predeterminato da leggi matematiche, come un orologio. Esso è un organismo, che è cresciuto e continua a crescere secondo un piano ben preciso, guidato da un’inconoscibile Essenza che lo attrae verso di Sé progressivamente, organizzandolo in forme sempre più complesse che gli consentono di esprimere, in modo sempre meno imperfetto sul piano materiale, le Sue stesse qualità, le qualità spirituali.E infatti la storia dell’universo descritta dalla scienza ha tutte le caratteristiche del processo di crescita di un organismo. A partire da uno stadio iniziale unitario, simile a quello di un uovo fecondato, esso ha attraversato fasi successive caratterizzate da una sempre più complessa organizzazione delle particelle elementari che lo costituiscono. La crescente complessità dell’organizzazione di quelle particelle gli ha consentito di esprimere capacità sempre più complesse: prima la capacità di aggregazione tipica del mondo minerale, poi la capacità di crescita tipica del mondo vegetale, poi la capacità di percezione sensoriale tipica del mondo animale e infine la capacità di percezione razionale tipica del mondo umano.L’intero processo della crescita del creato, che gli scienziati hanno studiato e descritto secondo i criteri della teoria evoluzionistica, è un vero e proprio processo produttivo di cui l’uomo costituisce il frutto. Infatti l’uomo ha la capacità di esprimere tutte le proprietà dei regni inferiori al suo. Ma egli ha anche la capacità potenziale di esprimere proprietà che sono assenti in quei regni.La triplice natura dell’uomoSecondo la concezione spirituale della natura della realtà, nell’uomo si distinguono una natura materiale o animale, una natura umana e una natura spirituale.Continua...
La natura materiale o animale.La natura materiale o animale è la più ovvia ed evidente. Essa consiste nel corpo e in una realtà astratta, l’io, che in questo contesto può essere definito come la consapevolezza del corpo e dei suoi istinti che ogni essere umano acquisisce e conserva durante la vita terrena. Gli istinti sono, negli uomini come negli animali, speciali attività fisiologiche e comportamenti particolari utili per la realizzazione dei tre principali scopi del corpo – conservarsi, riprodursi e regolarsi – che sono possibili grazie a meccanismi biochimici e neuroormonali, regolati da una precisa sequenza di istruzioni biochimiche contenute nel patrimonio genetico. Essi sono percepiti e si manifestano sotto forma di emozioni, come per esempio l’aggressività, la paura, la collera, il desiderio, la passione, la cupidigia, la bramosia, l’avarizia, la gelosia, la vendetta eccetera. Negli esseri umani le emozioni, potenziate dall’uso della capacità razionale, condizionano comportamenti assai più complessi, sottili e mutevoli che negli animali. I testi bahá’í chiamano questo aspetto dell’uomo natura materiale o animale. Secondo i testi bahá’í la natura materiale o animale non è malvagia in sé nell’uomo, come non lo è nell’animale. Tuttavia, poiché nell’uomo esiste anche la capacità di esprimere una natura superiore, che essa invece tende a ignorare e a soffocare, questa natura materiale o animale può essere un male, in senso relativo.La natura umana.Anche la natura umana, ossia la capacità razionale, è ovvia, tanto che anche i materialisti ne riconoscono l’importanza. Essi però la identificano con alcune attività biochimiche del cervello umano, che differiscono da analoghe attività del cervello animale solo per la maggiore complessità. Invece, secondo i sostenitori della concezione spirituale, la capacità razionale è una capacità dell’anima umana che si esprime mediante attività biochimiche del cervello. Essa è definita nei testi bahá’í «la capacità grazie alla quale l’uomo acquisisce la conoscenza dei molti regni del creato e dei vari stadi dell’esistenza, nonché di gran parte di ciò che è invisibile» (‘Abdu’l-Bahá, Paris Talks 41)∗ e comporta un desiderio di conoscenza che i testi bahá’í definiscono «amore della realtà» (‘Abdu’l-Bahá, Promulgation 49). Come si è appena detto, questa capacità è del tutto assente nel mondo animale. Quando un essere umano rivolga la propria capacità razionale verso i mondi spirituali, nasce in lui un’aspirazione a sollevarsi verso quei mondi, sempre percepiti come migliori di quello materiale. È questa l’espressione più elementare della natura spirituale dell’uomo.La natura spiritualeLa natura spirituale dell’uomo è negata dai materialisti. E invece le Scritture affermano che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, nel senso che Dio ha conferito all’uomo la capacità potenziale di esprimere tutti i Suoi attributi nella forma di virtù umane. È questa la natura spirituale dell’uomo, espressione, testimonianza e prova di quella realtà spirituale, personale e immortale, che è comunemente chiamata anima, e che può essere molto approssimativamente definita il centro si rispecchiano le perfezioni di Dio, le virtù divine. Essa è la realtà interiore e consapevole dell’uomo, la sede della sua individualità. Per questo Bahá’u’lláh dice che «l’uomo è una miniera ricca di gemme, di valore inestimabile» (Bahá’u’lláh, Spigolature CXXII, 1).Anche dell’esistenza e dell’immortalità dell’anima, come dell’esistenza di Dio, filosofi teisti e deisti hanno prodotto prove razionali, che i filosofi materialisti hanno puntualmente confutato. Anche in questo caso la fede nell’esistenza e immortalità dell’anima è una scommessa, una scelta che ciascuno fa o respinge per tutta una serie di considerazioni, esperienze e sentimenti dai quali egli trae le proprie conclusioni. La migliore delle conseguenze che si producono nella vita di chi ha scommesso sull’esistenza dell’anima immortale è una fiducia nell’essere umano che conferisce la certezza che egli abbia sempre davanti a sé un avvenire migliore, garantito dal progressivo estrinsecarsi delle infinite capacità spirituali di cui la sua anima immortale è intrinsecamente dotata, possibile però solo a patto che egli sia disponibile a impegnarsi per realizzarlo. Continua...
E invece spesso coloro che scommettono sulla sua inesistenza o mortalità giungono a conclusioni opposte. Non avendo fiducia nelle possibilità di sviluppo della capacità d’amare di cui l’anima umana è potenzialmente dotata, essi affermano che l’uomo è incorreggibilmente egoista e aggressivo e la guerra è una delle sue manifestazioni inevitabili. Questa menzognera concezione ha portato interi popoli a un deprecabile ristagno della volontà di pace. Secondo la concezione spirituale della natura della realtà, la natura spirituale dell’uomo è la sua essenza e gli uomini sulla terra sono esseri spirituali, collegate a una forma fisica, ossia esseri spirituali che stanno attraversando l’esistenza fisica nel corso di un eterno viaggio spirituale.Le contraddizioni della vita umanaÈ inevitabile che l’uomo percepisca una forte tensione fra la sua natura materiale o animale e quella spirituale. Da un lato si sente legato alla realtà materiale, che gli trasmette in forma di sensazioni assai sgradevoli qualunque diminuzione individuale e pretende soddisfazione, spesso con urgenza inopportuna e talvolta a qualunque costo. Dall’altro sente in sé anche qualcosa che lo spinge a compiere sforzi per piegare corpo ed emozioni verso direzioni diverse di amore, di pace e di abnegazione. È la sua natura spirituale. Ne derivano una forte tendenza a subordinare alla natura materiale tutto l’universo e una necessità contraria di amare gli altri, una tensione fra l’istinto di prendere e il desiderio di dare, fra la necessità di proteggere se stessi e la disponibilità a sacrificarsi per gli altri, fra l’attrazione verso la realtà materiale e quella verso la realtà spirituale, fra amore e odio, fra pace e guerra.Strumento capace di mediare questa tensione è proprio la capacità razionale. Se l’uomo se ne serve solo per assecondare i bisogni del corpo e delle emozioni, la sua vita viene ad essere regolata dalla natura animale o materiale. In tal caso egli resta prigioniero del mondo della natura, cui il corpo lo lega, ed è come un animale, perché nella sua esistenza hanno il sopravvento gli istinti e le emozioni e pertanto egli esprime fondamentalmente la propria natura materiale o animale.Se invece, tramite la capacità razionale illuminata e rafforzata dagli insegnamenti delle Scritture, egli guida il corpo e le sue emozioni, sforzandosi di usarli per far emergere le virtù della natura spirituale, quell’uomo incomincia a vivere sul piano spirituale e cioè acquisisce una nuova dimensione personale, che appartiene a un mondo che trascende e illumina la realtà materiale. È questo l’inizio di una vera e propria trasformazione, una trasformazione che i Vangeli e il Corano chiamano seconda nascita, le religioni mistiche seconda nascita (dvija), illuminazione (bodhi), liberazione (mok ṣa) e nirvāna, la Fede bahá’í «progresso spirituale». La prima volta l’uomo nasce nel mondo della natura quando è concepito, la seconda nasce nei mondi dello spirito, quando diviene consapevole delle qualità dei mondi spirituali, esprimendole sotto forma di virtù.Questi concetti chiariscono la differenza fra gli animali e gli esseri umani. Essa consiste nel fatto che gli esseri umani sono dotati della facoltà razionale che, secondo gli insegnamenti bahá’í, quando sia opportunamente educata, malgrado i suoi limiti, consente agli esseri umani di svolgere le seguenti funzioni:1. discernere in tutte le cose la verità, giungendo a conclusioni valide e alle verità dell’esistenza,2. scoprire i segreti della creazione, tutelarsi e proteggersi, rifornirsi e circondarsi di tutto ciò che l’acume scientifico è capace di produrre,3. scoprire ciò che è giusto e operare la scelta del bene e del male,4. conoscere e ravvisare Dio e comprendere gli insegnamenti divini,5. liberarsi dai vincoli della natura animale e innalzarsi verso la santità,6. mettere in atto la volontà di DioContinua...
7. acquistare e manifestare i doni di Dio, per instaurare il regno di Dio fra gli uomini e conseguire la felicità.Pertanto, mentre per gli animali la massima perfezione possibile consiste nella felicità e nel benessere conseguiti attraverso la percezione sensoriale del mondo materiale, per gli esseri umani la massima perfezione consiste nella gioia conseguita attraverso la percezione della realtà spirituale nel mondo e in se stessi, mediante l’uso della facoltà razionale e il conseguimento delle virtù. Grandezza e limiti della natura umanaÈ opinione comune nel mondo d’oggi che la capacità razionale sia la massima garanzia e il più efficace mezzo a disposizione dell’uomo e che egli non abbia bisogno d’altro per il suo progresso. Quest’idea è diffusa anche tra persone che non sono materialisti intransigenti e che preferiscono definirsi genericamente laici, o umanisti. Fra questi, il giornalista italiano Arrigo Levi descrive la sua fede nell’umanità come una «fede nella forza creativa dello spirito umano, che non ha bisogno, per superare le innumerevoli sconfitte cui è andata incontro nei secoli, di alcun Garante Supremo, di alcuna giustificazione esterna, al di fuori della sua stessa esistenza e sopravvivenza» (Levi 11).Eppure i limiti della capacità razionale sono alquanto evidenti. Lo sono già nelle scienze naturali, il suo frutto più importante. Infatti essa può condurre l’uomo a conoscenze alquanto precise nell’ambito della realtà materiale. E tuttavia quando si tratti di comprendere il senso e il valore di verità particolari o di conseguire visioni d’insieme, di formulare teorie unificatrici, qui spesso essa fallisce, come si può constatare dallo studio della storia della scienza. Molte teorie, giudicate inoppugnabili, sono state dimostrate false e capovolte da ulteriori scoperte.I limiti della capacità razionale appaiono ancor più evidenti quando si considerino l’applicazione e l’uso della scienza. In questo essa si rivela insufficiente, in quanto l’applicazione e l’uso della scienza presuppongono una scala di valori, ossia un criterio in base al quale stabilire che cosa è bene e che cosa è male. E la capacità razionale non è capace né di formulare una scala di valori universali, né di spiegare del tutto il suo significato o le ragioni per cui si debba rispettarla. Se così non fosse, non ci troveremmo ancora, dopo un secolo che riconosce di essersi affidato alla sola guida della capacità razionale, sull’orlo della catastrofe ecologica.Limitata nelle sue capacità di comprensione dai sensi, la capacità razionale stenta a cogliere le realtà dello spirito. Non è in grado di comprendere pienamente la natura dello spirito e dell’anima umana che trascendono i sensi, la collocazione dell’uomo nel piano creativo di Dio, il senso della sua esistenza e le leggi che la governano, la direzione del suo sviluppo, il meccanismo della sua crescita. La capacità razionale può sì far progredire la civiltà, ma su un piano puramente intellettuale e materiale. È quanto è accaduto nel mondo occidentale contemporaneo, in cui la capacità razionale finalmente usata in libertà e sottratta ai vincoli di passate superstizioni ha prodotto molte utilissime scoperte. Ne è nata una civiltà materiale, apportatrice di benessere materiale, ma anche gravida di pericoli per l’intero genere umano, perché cieca alle verità dello spirito e sorda ai valori che su di esse si fondano.Infine la capacità razionale, può sì identificare gli oscuri aspetti materiali e le luminose qualità spirituali della natura umana, ma non sembra avere in sé la forza necessaria per dominare gli uni e realizzare le altre.Continua...
Sembra dunque evidente che l’uomo ha anche bisogno di una guida esterna e superiore a lui, che lo aiuti a fare un buon uso della capacità razionale nella formulazione di visioni d’insieme della realtà materiale, nell’elaborazione di una scala di valori, nella scoperta e nella comprensione della realtà spirituale e delle ragioni per cui è bene che egli impari a dominare gli aspetti oscuri della sua natura materiale, che infine gli conferisca il potere e le energie necessarie per vincere in se stesso la forza vincolante della sua natura materiale o animale e per fare apparire invece la natura divina potenzialmente celata in lui, per ottenere cioè il progresso spirituale. Tutte le religioni affermano che questa guida esterna e superiore viene da un divino Maestro il quale impartisce insegnamenti che si prefiggono per l’appunto questo scopo. Questi Maestri sono i fondatori delle religioni universali, che i testi bahá’í chiamano Manifestazioni di Dio. Il ruolo delle religioniFra i concetti fondamentali della concezione materialistica della natura della realtà vi è quello che la civiltà è progredita grazie agli sforzi dell’uomo, senza alcun diretto intervento di Dio in suo aiuto, che le religioni, dogmatiche e superstiziose, un semplice prodotto della mente umana, non hanno avuto un grande peso nello sviluppo di questa civiltà, anzi spesso lo hanno ostacolato. Secondo la concezione spirituale invece le Manifestazioni di Dio sono maestri divini che, mediante la loro rivelazione, hanno dato un contributo insostituibile alla crescita della civiltà. La loro forza, si legge in un testo bahá’í è stata il principale fattore che ha prodotto il progresso della civiltà, che ha generato codici di leggi, istituzioni sociali e politiche, opere d’arte, infinite realizzazioni tecnologiche, il progresso morale, la prosperità materiale e lunghi periodi di pace pubblica i cui riverberi vivono nel ricordo del succedersi delle generazioni sotto forma di immaginarie «età dell’oro» (Century 41; trad. it.: Secolo 41). Alla luce della concezione spirituale della natura della realtà i concetti di progresso, modernità e prosperità, che sono ciò che tutti vorrebbero ottenere mediante il processo della globalizzazione, assumono un significato alquanto diverso. Un concetto spirituale di progressoSe l’uomo è corpo, mente e anima, il significato che ora perlopiù si attribuisce alla parola progresso – inteso come aumento delle conoscenze scientifico-tecnologiche, innalzamento del tenore di vita conseguente alle scoperte scientifiche, alle applicazioni tecnologiche e all’industrializzazione, progressiva liberazione dei comportamenti dai freni della morale tradizionale, non solo nell’ambito della sessualità, ma anche nei legami familiari, nei rapporti fra genitori e figli, fra vecchie e nuove generazioni – è alquanto incompleto, perché tiene conto soltanto delle dimensioni materiali e intellettuali della vita, ignorando quelle spirituali. E invece lo studio dell’uomo e della sua storia ci parla senza equivoci di un suo progresso, sia nell’ambito materiale e intellettuale sia in quello spirituale. Il progresso materialeLa scienza descrive le tappe che il corpo umano ha attraversato prima di assumere la forma attuale, che sembra tanto bene assolvere le sue funzioni. Esse sono simili a quelle che ogni individuo percorre nel grembo della madre, dall’istante in cui è concepito a quello in cui emerge dal buio della matrice alla luce di questo vasto mondo. Questa somiglianza è stata enunciata nella forma di una legge biologica, la legge biogenetica, formulata dal biologo tedesco Ernst Heinrich Haeckel (1834-1919): «l’ontogenesi ossia lo sviluppo dell’individuo è una breve e rapida ripetizione (una ricapitolazione) della filogenesi o evoluzione della stirpe cui esso appartiene» (Haeckel 178-9).Continua...
Lo studio del progresso materiale del corpo umano, ossia della sua evoluzione biologica, ha comportato accese dispute in seno al mondo cristiano fra evoluzionisti e creazionisti. Gli uni sostenevano il primato della scienza e affermavano che questa ha dimostrato che l’uomo discende dagli animali e che pertanto egli non è altro che un animale intelligente. Gli altri sostenevano il primato della religione e affermavano che l’uomo è stato creato come tale da Dio e che fra lui e gli animali non vi è alcuna parentela.Sembra tuttavia possibile che i sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà affrontino la discussione da un punto di vista diverso. Da una parte è necessario che essi tengano conto del fatto che la scienza ha effettivamente dimostrato che il corpo dell’uomo ha subito una serie di modificazioni nel corso delle ere, approssimativamente descrivibili con un attento studio dei reperti paleontologici finora rinvenuti. Dall’altra è necessario che essi ricordino che l’uomo è tale non solo perché il suo corpo è conformato in un certo modo che lo differenzia dagli altri esseri viventi sulla terra, ma anche perché egli ha la capacità razionale che lo distingue da loro e che è una capacità specifica della sua anima. Partendo da questi due presupposti non è difficile trovare una conciliazione fra le scoperte scientifiche del mondo moderno e gli insegnamenti delle Scritture. I cambiamenti di forma che il corpo umano ha subito nel corso delle ere hanno consentito all’uomo di sempre meglio esprimere le qualità della sua anima, fino al momento in cui una più perfetta conformazione della struttura del cervello gli ha consentito di esprimere anche la capacità della comprensione razionale. In un primo momento l’uomo ha avuto un corpo assai diverso da quello che ha attualmente. È stato un periodo di incubazione, non diverso da quello che ogni essere umano trascorre nel grembo della propria madre. Quel periodo si è concluso nel momento in cui il corpo umano ha assunto una forma adatta a esprimere la capacità della comprensione razionale. A quel punto ha avuto inizio l’evoluzione intellettuale e spirituale. Ma nel corso di quella lunga evoluzione la sua realtà spirituale, cioè la sua anima, è rimasta sempre, in essenza, quella che è.I sostenitori della concezione materialistica della natura della realtà negano l’esistenza dell’anima. E quindi per loro finché il corpo non ha assunto alcune caratteristiche morfologiche ben precise, non si può parlare di «uomo». I sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà affermano invece l’esistenza dell’anima e quindi per loro un uomo è sempre uomo, indipendentemente dal grado di sviluppo, ossia dalla forma del suo corpo. A loro giudizio, il protozoo ancestrale era uomo, anche se la sua forma era assai diversa da quella dell’uomo d’oggi, come lo zigote umano è uomo, anche se la sua forma è assai diversa da quella del futuro neonato. Nessuno potrà negare infatti, qualunque sia la sua concezione della natura della realtà, che un embrione umano è unicamente e totalmente umano sin dal primo istante del suo concepimento, se è vero che da esso, lasciato libero di vivere e svilupparsi, si forma un essere umano e nient’altro. Analogamente, in base alla legge biogenetica di Haeckel, dai diretti discendenti materiali dei primordiali protozoi umani sono nati esseri umani e non animali. E quindi quegli antichissimi protozoi, diretti progenitori di esseri umani, erano uomini e in questo diversi da altri protozoi, forse del tutto simili a loro nella forma, ma del tutto diversi in quanto diretti progenitori di animali. E in che cosa erano diversi? I primi, umani, erano animati da un’anima umana, di cui non erano tuttavia ancora in grado di esprimere tutte le qualità, gli altri, animali, no. Questo concetto non è né dimostrabile né confutabile attualmente con il metodo sperimentale usato dalle scienze naturali. Ma la capacità razionale può comprenderlo. Lo negherà o lo accetterà a seconda degli assunti, materialisti o spirituali, cui avrà deciso di affidarsi.Il progresso materiale dell’uomo dovrebbe più propriamente riferirsi a questa fase del suo sviluppo collettivo e individuale. Ma abitualmente il termine è riferito allo sviluppo degli aspetti materiali della civiltà, scienze, tecnologia, commerci, ricchezze, arti, un progresso che, in questo contesto, potremmo meglio definire progresso intellettuale.Continua...
Il progresso intellettualeChe l’uomo sia progredito intellettualmente nel corso della storia nessuno lo nega, né i materialisti né i sostenitori della concezione spirituale. Lo dimostrano le civiltà succedutesi nel mondo, le cui tracce ci sono restate, preziosi documenti di questa straordinaria evoluzione, fino alla nascita della civiltà che siamo abituati a chiamare «moderna» con il suo notevole sviluppo scientifico e tecnologico. Quello che divide gli uni dagli altri è il giudizio sulle modalità di questo progresso. Secondo i materialisti esso è avvenuto grazie a un sempre più perfezionato uso della capacità razionale. Secondo i sostenitori della concezione spirituale esso è avvenuto grazie a un duplice ordine di eventi. Da un lato, il trascorrere del tempo ha comportato una crescita collettiva del genere umano, paragonabile a quella di qualsiasi singolo individuo sulla terra, e quindi un sempre miglior uso delle capacità dell’uomo, compresa la capacità razionale. Dall’altro, un periodico intervento di Dio nelle cose del mondo attraverso le Sue Manifestazioni ha guidato, ispirato e rafforzato gli uomini nell’uso delle loro migliorate capacità materiali e razionali. Le Manifestazioni di Dio hanno insegnato e ispirato da un lato principi morali e valori spirituali e dall’altra virtù che sono un elemento indispensabile per il progresso intellettuale dell’uomo e che ne indicano la direzione. Esse hanno inoltre conferito agli esseri umani i poteri spirituali necessari per sollevarsi verso modelli di vita di qualità superiore rispetto al passato.I materialisti sostengono che questi principi morali e queste virtù sono il prodotto della ragione umana, realizzabili indipendentemente da qualsiasi influenza religiosa. È un atto di fede nella ragione umana e in una sua innata capacità di distinguere fra bene e male e di scegliere più spesso il bene che il male, che avrebbe sempre guidato l’uomo aiutandolo a elaborare i codici morali, che sono dunque frutto della sua riflessione, e non il dono di una rivelazione divina.I sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà sostengono invece che senza la guida e l’ispirazione degli insegnamenti delle Manifestazioni di Dio e senza il potere spirituale da esse conferito questi principi morali e queste virtù sarebbero rimasti latenti e irraggiungibili per la razza umana. Secondo costoro, i tre comandamenti di Zaratustra, buoni pensieri, buone parole e buone azioni, le solenni «dieci parole» di Mosè, le ispiranti parole del Discorso della montagna di Gesù e gli insegnamenti morali delle religioni in genere non sono il frutto della coscienza umana. Al contrario, la coscienza umana è il frutto del sapere divino trasmesso dalle Manifestazioni di Dio, assimilato dagli uomini e depositato nella loro memoria in strati così profondi da poter sembrare un patrimonio innato.È sì possibile oggi avere fede nell’uomo e nel suo «istinto di amore» (Levi 28)), ma solo perché quell’istinto è stato a lungo coltivato dalle Manifestazioni di Dio per molti millenni e, così trasformato, ha permeato la cultura a tal punto che non basta aver ricevuto un’educazione atea per liberarsene. In effetti il fallimento dei tentativi di sradicare le religioni metodicamente compiuti per decenni da governi atei ha dimostrato che non bastano nemmeno più generazioni di educazione laica per eliminare questo profondo strato religioso della coscienza. Gli insegnamenti morali e spirituali delle Manifestazioni di Dio sono incisi in chiunque sia cresciuto nell’ambito delle civiltà influenzate dalle religioni universali. Ma cosa sarebbe di quei bambini che crescessero fra gli animali, lontani da ogni contatto con queste civiltà? L’esperienza sembra rispondere che essi sono destinati a crescere secondo l’imprinting ricevuto dagli animali che li hanno accolti, senza alcuna possibilità di apprendere linguaggi umani, talvolta neppure la stazione eretta. Secondo i sostenitori della concezione spirituale della realtà, saremmo rimasti anche noi tutti a quel livello se fossimo stati esclusi da ogni contatto coi mondi dello spirito attraverso le Manifestazioni di Dio. Inoltre se la civiltà fosse cresciuta soltanto per gli sforzi della nostra capacità razionale, la sua crescita avrebbe dovuto essere più o meno costante nel corso delle ere.Continua...
E invece la storia indica una alternanza di periodi di stasi relativamente lunghi con epoche di trasformazione rivoluzionaria, vere e proprie periodiche improvvise accelerazioni nello sviluppo delle civiltà che in genere avvengono subito dopo la venuta sulla terra di quei Maestri spirituali (cfr. Laszlo 108). Il progresso spiritualeLa progressiva acquisizione di qualità spirituali e l’adozione di principi morali sempre più nobili, ossia il progresso spirituale, sono un aspetto alquanto discusso del progresso umano. Molti materialisti paradossalmente sostengono che in questo senso il progresso è stato irrilevante e che l’uomo è restato fondamentalmente uguale nei suoi aspetti deteriori. Essi spiegano in questo modo la persistenza dei conflitti e delle guerre che hanno caratterizzato la storia umana fino ai nostri giorni e che, 25 a loro avviso, la caratterizzeranno per sempre. E invece, nello studio del progresso spirituale dell’uomo si dovrebbero distinguere due aspetti. Il primo aspetto riguarda i limiti invalicabili della natura umana. L’uomo è imperfetto e la sua imperfezione è parte intrinseca della sua natura. Egli non conseguirà mai la perfezione in nessuna delle virtù di cui è capace. Il secondo aspetto riguarda la sua perfettibilità. Nei confronti di questa possibilità è inevitabile che vi sia una discrepanza nell’atteggiamento dei materialisti e dei sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà. I primi considerano la specie umana una specie animale destinata a rimanere per sempre sotto il dominio degli istinti, e dunque anche sotto il dominio dell’egoismo e dell’aggressività. I secondi considerano gli uomini differenti dagli animali, in quanto caratterizzati da un’anima immortale lo sviluppo delle cui doti è lo scopo della vita umana sulla terra. Su questo si fonda la loro fiducia nella perfettibilità dell’uomo. A loro avviso, l’evoluzione della specie umana e la storia della sua civiltà dimostrano il progressivo dispiegamento delle capacità dell’anima come una crescente capacità dell’uomo di manifestare in forma di conoscenze, azioni, sentimenti e parole le qualità divine della sua anima. Le Manifestazioni di Dio che si sono succedute nel mondo nel corso dei millenni hanno guidato l’uomo verso una comprensione sempre più profonda della realtà spirituale e una sempre più perfetta capacità morale. Dal concetto dell’esistenza di Dio e quindi del bene e del male insegnato da Adamo, a quello dell’unità di Dio insegnato da Abramo, dall’idea della necessità di obbedire alla legge di Dio insegnata da Mosè, al conseguimento delle supreme virtù dell’uomo per mezzo dell’amore indicato da Gesù, all’unificazione di un popolo e all’edificazione di una nazione nella legge divina insegnata da Muḥammad, la conoscenza che l’uomo ha conseguito della realtà spirituale grazie a questi promotori di un unico processo di civilizzazione e il modo in cui egli ha espresso nelle sue azioni e imprese questa sua conoscenza ha attraversato varie fasi. Stiamo appena emergendo da una visione che potremmo definire mitologica della realtà spirituale e ci stiamo affacciando alle soglie di un’era in cui l’umanità, avendo già conseguito la maturità fisica e imparato a usare la propria mente, può affrontare il problema della spiritualità in modo totalmente differente dal passato. Preparata e addestrata nel corso delle ere, la mente umana ha oggi la capacità di conoscere più a fondo i misteri della trascendenza e le leggi spirituali dell’universo e pertanto l’uomo è finalmente pronto a prendere in mano le redini del proprio sviluppo spirituale. Non fa dunque meraviglia che i sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà possano prevedere, al di là degli oscuri orizzonti del giorno presente, un luminoso futuro per l’uomo sulla terra.Continua...
Un nuovo concetto di modernitàSecondo i sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà, il concetto di modernità è legato da una parte a idee di rinnovamento, riforma, trasformazione, superamento di antichi dogmi, dall’altra a idee di rinnovamento, ma non certo di eliminazione, delle virtù e dei valori spirituali. Perché il rinnovamento possa essere costruttivo, occorre saper identificare lo spirito del tempo e introdurre le riforme necessarie per realizzare ciò che esso comporta. Se in questo secolo l’unità del genere umano è il tema centrale e se le religioni del mondo – lo strumento più efficace per unificare l’umanità, instaurare la pace e fondare una civiltà divina – sembrano ancora immerse nel conflitto e incapaci di svolgere il loro compito, non è difficile comprendere il senso di queste parole di un testo bahá’í: «La riforma e il rinnovamento della realtà fondamentale della religione costituiscono il più vero ed efficace spirito del modernismo» (‘Abdu’l-Bahá, Promulgation 439).In effetti gli ultimi cent’anni sono stati caratterizzati da una sostanziale modificazione del panorama religioso del mondo. Alla metà dell’Ottocento le tradizioni religiose apparivano solidamente insediate in tutto il mondo, e non certo come forze unificatrici. I cambiamenti degli scenari politici nazionali e internazionali occorsi dalla prima Guerra mondiale in poi, assommati al dilagare del materialismo, hanno drasticamente mutato la situazione. Da un lato le gerarchie ecclesiastiche hanno progressivamente perso il potere temporale, dall’altro le religioni stesse sono state sostituite nel cuore di molte persone da altre forme di fede irreligiosa. Le nefaste conseguenze dell’irreligiosità hanno però dimostrato che essa ha aggravato la situazione del mondo e fatto sorgere in molti laici il desiderio di ritornare a una sincera fede in Dio, mentre le sconfitte subite hanno persuaso le gerarchie ecclesiastiche, un tempo così sicure di sé da non sentire la necessità di un esame di coscienza, a riflettere sui comportamenti del passato. Questo ha inevitabilmente introdotto nelle religioni un desiderio di riforma e di rinnovamento avvicinandole al vero spirito della modernità, che richiede la «riforma e il rinnovamento della realtà fondamentale della religione» (‘Abdu’l-Bahá, Promulgation 439).Sembrano finiti i tempi in cui le verità dogmatiche insegnate dagli antichi capi religiosi soddisfacevano il bisogno di verità dei popoli, anche se erano in conflitto con le verità scoperte dalla scienza. Che oggi alcuni capi religiosi siano disponibili a rivedere alla luce delle scoperte scientifiche antichi dogmi, scaturiti da interpretazioni delle Scritture formulate in epoche prescientifiche, è una caratteristica significativa della modernità.Sembrano finiti anche i tempi in cui le antiche posizioni assolutistiche ed esclusiviste propugnate dalle varie gerarchie religiose, giustificate forse dalle difficoltà delle comunicazioni che tenevano i popoli separati gli uni dagli altri, erano accettate da persone che non avendo alcuna dimestichezza con l’«altro», lo potevano demonizzare e quindi escludere dall’ambito dei propri affetti. Il superamento dell’esclusivismo verso visioni inclusiviste prima e pluraliste poi rivela il bisogno di unità spirituale che i popoli avvertono. E i fondamentalismi, che si sono sviluppati nelle varie religioni a partire dagli anni ’970, sono dai più considerati «un segno di convulsione agonica» (Casa Universale di Giustizia, Promessa 10), «una disperata azione di retroguardia contro l’inevitabile sfacelo del controllo settario» (Bahá’í International Community, Chi scrive il futuro? 15).Sembrano finiti infine i tempi in cui la dimensione personale della spiritualità ne poteva esaurire i contenuti. Le presenti condizioni del mondo lasciano intendere che oggi la dimensione collettiva ha un peso preminente. Se scopo della vita di ogni uomo è la conoscenza di se stesso nell’acquisizione delle virtù divine, questa acquisizione non può essere fine a se stessa.Continua...
Molti oggi pensano che l’acquisizione delle virtù divine abbia un senso solo in vista del contributo che ogni individuo può, e deve, dare al continuo progresso della civiltà umana e in particolare alla realizzazione dell’unità del genere umano. Per ottenere questo scopo non è più sufficiente che i singoli individui si sforzino di seguire le dottrine della salvezza personale insegnate da alcune delle antiche religioni. Questo sforzo può essere paragonato all’apprendimento dell’abbiccì del linguaggio, indispensabile per articolare un discorso sensato. Oggi, però, è il momento di utilizzare nel contesto del discorso collettivo dell’unità del genere umano le qualità che quello sforzo consente di acquisire. Gli sforzi personali isolati, pur utili ed encomiabili come esempio e sprone per tutti, non modificano sostanzialmente lo statu quo, non hanno il potere di uscire dai confini personali, non coinvolgono i popoli e i loro governi in un progetto comune inteso a ridisegnare l’organizzazione delle cose umane sulla terra all’insegna del principio dell’unità del genere umano. Pertanto molti auspicano oggi che lo scopo delle pratiche religiose sia spostato dalla salvezza dell’individuo al progresso collettivo dell’umanità, con un conseguente cambiamento dell’accento sulle qualità che ciascun credente deve acquisire. In questo contesto, il comportamento morale sarà analizzato dal punto di vista della realizzazione, personale e collettiva, del potenziale umano, con una conseguente liberazione del credente dai sensi di colpa così comuni in molte religioni.Il nuovo concetto di religione e spiritualità del mondo moderno modifica completamente le priorità delle virtù. Per esempio, dal punto di vista della collettività, la giustizia è più importante della carità e gli atteggiamenti che favoriscono l’unità e la solidarietà sono preferibili alla pur meritevole tolleranza. Esso inoltre amplifica il significato di alcune virtù. Per esempio: l’amore include l’abolizione dei pregiudizi sociali e la realizzazione della bellezza della diversità nella razza umana. Il distacco dal mondo non può significare inerzia e accettazione dell’oppressione, significa invece liberazione dal vincolo degli interessi materiali in modo da potersi dedicare al benessere degli altri. Questa concezione infine comprende fra le virtù anche alcune capacità che consentono all’individuo di meglio interagire con gli altri nella vita di comunità, e cioè la capacità di partecipare a riunioni di consultazione, di lavorare in gruppo, di esprimere opinioni con franchezza e chiarezza, di comprendere il punto di vista degli altri, di produrre e mettere in pratica decisioni collettive. E quindi nel mondo moderno possono definirsi spirituali non tanto quegli individui la cui massima virtù è quella di non far male a nessuno, quanto gli attivisti sociali, i promotori del cambiamento. Questi sono i migliori degli uomini postmoderni, la testa di ponte delle coscienze: coloro che maggiormente contribuiscono al progresso materiale, intellettuale e spirituale dell’umanità. Tra costoro si possono sicuramente annoverare tutti coloro che, elettrizzati dall’idea che sia possibile costruire un nuovo ordine mondiale, hanno contribuito alla recente fioritura di movimenti e organismi per il cambiamento sociale a livello locale, regionale e internazionale. Alla luce di questa nuova dimensione collettiva della spiritualità potrà e dovrà essere modificato lo stesso mandato che i popoli del mondo affidano alle istituzioni di governo: si uniscano tutte le nazioni nel perseguire gli interessi collettivi dell’intero genere umano.Sembra dunque che la caratteristica fondamentale di quest’epoca, che alcuni hanno chiamato «postmoderna», per indicare la necessità di un superamento delle precedenti posizioni «moderne», possa essere un rinnovamento quanto mai auspicabile, il rinnovamento spirituale. Riscoprire l’essenza dei messaggi delle religioni universali, aldilà di qualunque insegnamento particolare legato a circostanze storiche e sociali, è parte dello spirito «postmoderno», con la sua esigenza di formulare un’etica globale che aiuti i popoli del mondo ad abitare assieme, in pace e in armonia, l’astronave Gea. Sembra che molti siano pronti a riflettere oggi sull’affermazione che «i popoli del mondo, a qualsiasi razza o religione appartengano, si ispirano a un’unica Fonte celeste e sono sudditi di un solo Dio» e che la «differenza degli ordinamenti sotto cui vivono deve attribuirsi ai bisogni e alle esigenze del tempo in cui essi furono rivelati» (Bahá’u’lláh, Spigolature CXI, 1), perché tutte le religioni mirano a creare amore, unità e fratellanza fra gli uomini.Continua...
Un concetto spirituale di successoNell’angusta e confusa visione delle religioni che ha prevalso in Occidente nell’Ottocento e in buona parte del Novecento, per la quale Gesù sarebbe stato «il leader di un culto» e il Buddha e Muhammad «guru erranti dei loro tempi» (Anderson 196-7), molte religioni predicherebbero il successo, la prosperità e la felicità del corpo in contrapposizione, se non addirittura a detrimento di quella dello spirito. A un più attento esame, sembra però che questa contraddizione non appartenga alle Scritture di tutti i tempi, ma solo successive a interpretazioni delle loro parole.La concezione spirituale della natura della realtà propone un’idea di uomo più ampia di quella suggerita dalla concezione materialistica. Per questa l’uomo è un animale intelligente e dunque è soltanto corpo e mente, per quella egli è corpo, mente e anima. Considerare l’uomo sotto questo triplice aspetto significa cambiare radicalmente il modo d’intendere la vita e le sue priorità, pur senza negare il corpo e la mente e le loro necessità. Se l’uomo è corpo, mente e anima, è impossibile che egli trascuri uno di questi tre aspetti della sua natura senza creare squilibri in se stesso e nella società e quindi disagi e con essi infelicità. È quanto sta accadendo in questi tempi, in cui la concezione materialistica induce le persone e le collettività a perseguire traguardi materiali e intellettuali, trascurando le esigenze della propria anima e di quella altrui, nell’illusione di poter così conseguire la felicità. E invece, i più si sono ormai accorti che non c’è una corrispondenza univoca fra benessere materiale e felicità spirituale.Dal punto di vista spirituale, uomo di successo è quello che ha svolto e sta svolgendo bene il proprio compito terreno di rispecchiare le virtù divine e illuminare il mondo con le sue parole, con le sue azioni, con la sua vita, nel preciso contesto nel quale si trova a vivere. Ciò comporta che egli da una parte «conosca se stesso e discerna ciò che conduce alla grandezza o all’umiliazione, alla gloria oppure al disonore, alla ricchezza ovvero alla miseria» e dall’altra consegua «il benessere . . . mediante mestieri o professioni» (Bahá’u’lláh, Tavole 30). Sono indicati qui due processi da promuovere contemporaneamente nella propria vita per svolgere con successo il proprio compito di esseri umani. Da un lato, il perseguimento della conoscenza di se stessi nell’acquisizione delle qualità dello spirito attraverso il rispetto dei principi morali e dei valori spirituali per amore di Dio e, dall’altro, la realizzazione delle condizioni per poter conseguire il benessere. I due processi non sono l’uno a detrimento dell’altro, ma l’uno a completamento dell’altro. Si tratta di due processi educativi paralleli, da perseguire contemporaneamente. L’uno riguarda l’anima e le qualità dello spirito, l’altro il corpo e l’intelletto. Le qualità dello spiritoLe qualità spirituali da acquisire nella vita sono ampiamente descritte in tutte le Scritture. Il Bhagavadgītā XII, 13-20, quei brani del Majjihima nikaya o altre Scritture buddhiste che descrivono l’Astangika-marga (l’ottuplice sentiero), le «Beatitudini» dei Vangeli, Corano II, 177 e altri passi di questo libro o Le Parole Celate di Bahá’u’lláh sono esempi di queste descrizioni.Le Parole Celate (dall’arabo e dal persiano), la massima opera etica di Bahá’u’lláh, descrivono i requisiti necessari per sollevarsi dal piano della «polvere fugace» e dalla «prigione dell’egoismo» verso una condizione di «pace... riposo... luce... santità», identificato con il piano della «vita eterna», che si trova in un mondo «di là dallo Spazio».Continua...
Per avvicinarsi a questa meta, l’individuo è incoraggiato a imparare a distaccarsi dal mondo materiale, per amare quelli spirituali, dagli aspetti oscuri delle propria natura materiale o animale, per avvicinarsi alle perfezioni di Dio. Questo distacco non comporta però che la vita su questo sia trascurata. Richiede soltanto che sia vista per quella che è: una palestra nella quale gli uomini possano gradualmente imparare a conoscere nella pratica della vita quotidiana le qualità della propria natura divina e, quindi, Dio stesso. E infatti né il mondo materiale né l’io umano nella loro effimerità meritano l’amore dell’uomo. Solo Dio è degno di essere amato e l’amore per Lui è la condizione indispensabile per ricevere i doni divini necessari al progresso spirituale.L’amore per Dio è indicato essenzialmente come amore per la Sua Manifestazione su questa terra. Esso non è solo un sentimento, un pensiero, ma soprattutto una perenne ricerca della vicinanza a Dio e del Suo «compiacimento», che si possono ottenere mediante l’osservanza delle Sue leggi per amor Suo. La natura di queste leggi è tale per cui la strada della vicinanza a Dio e del Suo compiacimento passa attraverso il mondo e le Sue creature. Le Parole Celate contengono alcuni chiari ammonimenti: «Camminate sui sentieri del compiacimento dell’Amico, e sappiate che il Suo compiacimento è nel compiacimento delle Sue creature». È scritto inoltre: «Gli uomini più abietti sono quelli che non danno frutto sulla terra». Questo giudizio è ulteriormente specificato: «I migliori degli uomini sono quelli che si guadagnano da vivere col proprio lavoro e spendono i loro proventi a beneficio proprio e del loro prossimo per amore di Dio». E inoltre: «Di tutti gli uomini il più negligente è colui che disputa vanamente e cerca d’avvantaggiarsi a scapito del fratello... Opere e non parole siano il vostro ornamento». In altre parole, il compiacimento di Dio può essere conseguito solo imparando a vivere su questa terra una vita di distacco e nello stesso tempo di impegno e di servizio all’insegna del Suo amore, che è amore per le Sue creature. La crescita spirituale dunque non è uno sterile esercizio ascetico, né un processo di narcisistico autocompiacimento. È una strada che punta, attraverso il servizio, direttamente verso il progresso dell’intera umanità.Via via che si acquisiscono e si perfezionano queste qualità, diminuiscono l’egoismo e la passione, il timore e l’incertezza e crescono la pace, la gioia, la certezza, la disponibilità a servire gli altri e l’amore. Le potenzialità fisiche, intellettuali e spirituali dell’uomo si realizzano con crescente equilibrio e minor conflitto. Il cuore, puro nella determinazione di esprimere nei fatti concreti il proprio amore per Dio, acquisisce non solo la gentilezza, intesa come capacità di amare fattivamente gli altri e di farsi amare, ma anche la radiosità che gli conferisce la luce di un faro di guida. Quell’uomo diverrà uno di quei giusti di cui Bahá’u’lláh scrive: «Se agogni la grazia dello Spirito Santo, entra in comunanza col giusto, poiché egli . . . così come il vero mattino, illumina e risuscita il cuore dei morti». La crescita spirituale: la sfida della modernitàLa crescita spirituale or ora descritta è indubbiamente una via mistica, ma è una via mistica sui generis, solidamente radicata nella quotidianità della vita. L’uomo che la percorre è sì diretto verso la santità, ma una santità di questo mondo. Le conseguenze pratiche della crescita spirituale riguardano un ambito estremamente importante, le relazioni fra gli uomini su questa terra, e quindi vanno ben lungi dalla sfera del familiare e del privato, hanno profonde ripercussioni nell’ambito professionale, sociale e politico. Chi impara a vedere l’io e il mondo non come un fine, ma come strumenti per il conseguimento personale di qualità che, poste al servizio del genere umano, sono in grado di promuovere il benessere di tutti è qualificato per essere un ottimo cittadino. E una società composta da individui così trasformati e quindi disposti a una fattiva collaborazione con gli altri è una società degna dell’uomo – creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio – e adatta a promuovere la crescita spirituale di tutti. L’impegno per questa trasformazione è la sfida della modernità.Continua...
Il coronamento del processo evolutivoTorna alla mente una definizione bahá’í: gli uomini «sono esseri intelligenti creati nel regno della crescita evolutiva» (‘Abdu’l-Bahá, Promulgation 129). Questa definizione evidenzia due caratteristiche fondamentali dell’uomo: la sua capacità razionale e la sua capacità di progredire. Condotto dalla capacità razionale e dal conseguente «amore della realtà» (‘Abdu’l-Bahá, Promulgation 49) e «dell’elevazione» (‘Abdu’l-Bahá, Some Answered Questions 188) a seguire la guida della Manifestazione di Dio, l’uomo può crescere non solo sul piano materiale e intellettuale, ma anche su quello spirituale. E in questo persegue lo scopo della sua creazione: portare avanti il grande processo evolutivo dei mondi creati di cui egli è l’erede universale. L’individuo porta avanti il processo evolutivo tanto nel microcosmo quanto nel macrocosmo. La materia primordiale produce attraverso l’evoluzione il frutto del corpo dell’uomo. Di quel corpo un’anima si serve per fare apparire nel mondo materiale le qualità dei mondi spirituali cui essa appartiene. In questo modo essa ritorna a Dio e quindi realizza il piano divino per il proprio microcosmo. Ma ciò facendo essa collabora con altre anime alla spiritualizzazione della società e quindi contribuisce al processo di ritorno a Dio del macrocosmo stesso.È vana utopia solo credere l’impossibile, ossia che l’uomo imperfetto possa mai perseguire una perfezione che appartiene solo al suo Creatore. Ma «poiché, come afferma la Costituzione dell’UNESCO, le guerre incominciano nella mente umana, è nella mente umana che si deve costruire la difesa della pace» (UNESCO 5). Pertanto la fiducia nella continua perfettibilità spirituale dell’uomo grazie alle potenzialità della sua anima, all’educazione delle Manifestazioni di Dio e ai suoi sforzi di perfezionamento è una potente molla che ci spingerà tutti, di perfezione in perfezione, al superamento di limiti divenuti angusti verso spazi sempre più vasti di virtù e di conoscenza personali e collettive.È vana utopia solo credere l’impossibile, ossia che l’uomo imperfetto possa mai perseguire una perfezione che appartiene solo al suo Creatore. Ma «poiché, come afferma la Costituzione dell’UNESCO, le guerre incominciano nella mente umana, è nella mente umana che si deve costruire la difesa della pace» (UNESCO 5). Pertanto la fiducia nella continua perfettibilità spirituale dell’uomo grazie alle potenzialità della sua anima, all’educazione delle Manifestazioni di Dio e ai suoi sforzi di perfezionamento è una potente molla che ci spingerà tutti, di perfezione in perfezione, al superamento di limiti divenuti angusti verso spazi sempre più vasti di virtù e di conoscenza personali e collettive. Questi concetti si ritrovano in scritti fondamentali per la nascita e lo sviluppo della società occidentale, che sembra tuttavia averli dimenticati. Queste le parole che Platone (427-327 a.C.) attribuisce al suo maestro Socrate (469-399 a.C.) nell’«Alcibiade maggiore»: comportandovi secondo giustizia e temperanza... agirete in modo gradito al Dio... E... nell’agire guarderete a ciò che è divino e luminoso... Ma rivolgendo lo sguardo là, vedrete e conoscerete anche voi stessi e il vostro bene... Desidero anche garantirvi che, agendo in tal maniera, sarete felici... Se, invece, vi comporterete ingiustamente, mirando a ciò che è empio ed oscuro, come è ovvio, agirete in modo simile, ignorando voi stessi (Platone 626, 627). Oggi tutto questo è spesso ignorato in nome degli ideali del materialismo. E pertanto i sentimenti dell’alienazione e dell’infelicità sono diffusi nel mondo occidentale che, paradossalmente, è ricco e infelice. Ma questo sentimento di incompletezza e infelicità non è dovuto al progresso materiale, come i nostalgici del passato affermano, ma alla stasi spirituale.Continua...
Un concetto spirituale di prosperitàAnche sul concetto di prosperità i sostenitori delle due concezioni materialistica e spirituale della natura della realtà hanno idee diverse. I primi si interessano esclusivamente delle sue connotazioni economiche e per conseguirla si affidano unicamente a mezzi materiali e riforme socio-politiche. I secondi affermano che la prosperità comprende tanto il benessere economico quanto quello spirituale e per conseguirla invocano non solo l’uso di mezzi materiali e la realizzazione di riforme sociopolitiche, ma anche il rispetto di principi morali e valori spirituali. Infine fra i due gruppi vi è un’ulteriore differenza. Secondo gli uni il benessere economico è fine a stesso, secondo gli altri è solo uno strumento per ampliare le capacità umane e conseguire il benessere umano nel vero senso della parola, ossia il benessere del corpo, della mente e dell’anima. E pertanto gli uni vantano senza riserve la civiltà occidentale, che è indubbiamente caratterizzata da un notevole benessere materiale, gli altri si chiedono, come un testo bahá’í, se gli occidentali, che «non sono assurti ai più alti livelli della civiltà morale», accumulano terribili strumenti di distruzione e combattono sanguinose guerre, abbiano veramente il diritto di «vantare una civiltà reale e conveniente?» (‘Abdu’l-Bahá, Segreto 42, 43) E in effetti, agli inizi del XXI secolo, le ottimistiche promesse di benessere fatte dagli occidentali non sono state mantenute. Le loro conquiste culturali restano inaccessibili a intere masse dell’umanità, il divario economico fra i vari popoli si va facendo sempre più grande. La pace internazionale non è stata realizzata e il millennio è iniziato sotto sinistri presagi. I fatti dimostrano che il perseguire il benessere materiale senza curarsi dei principi morali e dei valori spirituali è causa di molti malanni.1. Favorisce la lotta competitiva per l’esistenza e la crudeltà reciproca. 2. Privilegia le persone più aggressive e quindi comporta un concentramento delle risorse e del potere nelle mani delle persone più bellicose.3. Penalizza le persone disposte ad attenersi ai principi morali e ai valori spirituali e quindi favorisce il concentramento delle risorse e del potere nelle mani di persone che agiscono al di fuori di quei principi.4. Penalizzando le persone disposte ad attenersi ai principi morali e ai valori spirituali, incoraggia l’immoralità.5. Concentrando le risorse e il potere nelle mani di persone bellicose con pochi scrupoli morali, promuove ogni genere di conflitto, compresa la guerra.6. Incoraggia l’egoismo e quindi compromette i rapporti interpersonali, compresi quelli fra i membri di una stessa famiglia, fondamentale elemento per la crescita della società.7. Promuove il permissivismo e quindi indebolisce la tempra morale delle persone, un fattore importantissimo ai fini del progresso materiale stesso.8. Asseconda gli eccessi, punisce la moderazione e quindi produce squilibri in tutti i campi della vita, non ultimo quello ecologico.9. Organizza la società a favore dei pochi e a discapito della maggioranza.Si può dunque affermare che la definizione di «prosperità» in auge in Occidente, cioè «condizione di intensa attività economica generale caratterizzata da un livello di occupazione relativamente alto, un accresciuto uso delle risorse e un alto livello degli investimenti» (Webster 1821), è incompleta e che la vera prosperità di un popolo non ne può escludere il benessere spirituale.Da un punto di vista spirituale, alla prosperità concorrono due importanti fattori. L’uno è sociopolitico e cioè l’adozione di buoni principi, metodi e forme della vita politica. L’altro è spirituale e cioè il pieno rispetto di alcuni valori universali, da parte tanto degli individui quanto delle istituzioni di governo. Questi valori universali possono essere così sintetizzati: unità nella diversità, armonia fra scienza e religione, parità fra uomini e donne, l’eliminazione di tutti i tipi di pregiudizio, la difesa dei diritti umani e la promozione della giustizia e della libertà, in breve l’affermazione della fondamentale nobiltà di ogni essere umano e la vittoria finale dello spirito dell’uomo. Questi valori sono veri e propri requisiti spirituali della prosperità.Continua...
I requisiti spirituali della prosperitàUnità nella diversità: l’amore e l’eliminazione della competizioneUna delle conseguenze più importanti della rivoluzione del XX secolo e dei cambiamenti che si sono verificati nella vita scientifica e tecnologica è che la razza umana è oggi in possesso di mezzi necessari per realizzare le mete visionarie evocate da una coscienza in costante maturazione. Queste mete, talvolta definite «regno di Dio sulla terra» si possono oggi configurare come la nascita di una civiltà globale nella quale lo sviluppo dell’intera gamma delle potenzialità umane sia il frutto dell’interazione fra valori spirituali universali, da una parte, e i grandi progressi materiali già oggi compiuti, dall’altra.È tuttavia innegabile che questa impresa è stata finora ostacolata da due fattori. Il primo è la profonda convinzione dell’inevitabile rissosità del genere umano, che ha reso riluttante l’umanità a prendere in esame la possibilità di subordinare gli interessi nazionali alle esigenze di un ordine mondiale e ad affrontare con coraggio le enormi conseguenze prodotte dalla creazione di un’autorità mondiale. Il secondo è l’incapacità di intere masse umane, in gran parte ignoranti e soggiogate, di esprimere il loro desiderio di un nuovo ordine in cui vivere in pace, armonia e prosperità con tutti gli altri uomini. Quanto al primo fattore, alcune autorevoli voci si sono levate contro questo errore anche dal mondo della scienza. L’antropologo e paleontologo Richard E. Leakey ha fatto notare l’assurdità di tale convinzione, perché qualunque specie fosse stata geneticamente programmata per un’aggressione intraspecifica sarebbe stata eliminata dalla selezione naturale nel giro di poche generazioni. E in effetti è difficile immaginare un gene più negativamente selettivo di quello che spinga chi ne sia portatore a distruggere qualsiasi altro portatore (cfr. Leakey e Lewin). Quanto al secondo, alcuni recenti importanti avvenimenti, come la sempre più rapida estensione dell’educazione alle masse, l’esplosione della tecnologia dell’informazione, un profondo mutamento delle coscienze, per cui fra l’altro molti ormai sono certi che la vera realizzazione è cosa tanto di questo come dell’altro mondo, hanno almeno parzialmente modificato l’incapacità delle masse. Il risveglio delle masse incomincia a profilarsi nell’improvvisa fioritura di innumerevoli movimenti e organismi per il cambiamento sociale a livello locale, regionale e internazionale. Un chiaro segno di questa fioritura viene dalla «Dichiarazione e ordine del giorno per agire sul rafforzamento delle Nazioni Unite per il XXI secolo» del Millennium Forum che si apre con queste parole: Noi, 1350 rappresentanti di oltre mille Organizzazioni non governative (ONG) e altre organizzazioni del volontariato di oltre cento paesi, riuniti nel Quartier generale delle Nazioni Unite (ONU) a New York dal 22 al 26 maggio 2000, intendiamo elaborare il lavoro incominciato nelle conferenze degli organismi del volontariato e nelle conferenze mondiali dell’ONU indette negli anni ’990, fondandoci sulla visione comune da esse scaturita, ricordare ai governi l’urgenza degli impegni che si sono assunti e utilizzare le nostre energie collettive per fare in modo che la globalizzazione sia realizzata per la gente e dalla gente. Che le tre riunioni organizzate dall’Onu per celebrare la fine del vecchio e l’inizio del nuovo millennio, riunioni che hanno offerto un germe di speranza per il futuro del mondo, siano state accolte con scarso interesse dalla gente e descritte nei mass media con grande scetticismo e talvolta perfino con cinismo, può dispiacere ma non fare meraviglia, alla luce del declino morale e dei conseguenti pericoli per il futuro dell’umanità.Da un punto di vista spirituale, lo strumento più efficace per realizzare il concetto dell’unità del genere umano è lo sviluppo della capacità di amare. Questo sviluppo, che è uno dei risultati più importanti del progresso spirituale, comporta due conseguenze. In primo luogo, attenua drasticamente la lotta competitiva, che è fondamentalmente una lotta per la ricerca del potere sugli altri.Continua...
Residuo della vita animale ancora ben presente dalla società umana, essa crea tensioni, genera sfiducia ed è causa di per se stessa di infelicità, in quanto non consente a chi se ne lasci prendere la possibilità di conseguire la qualità più nobile che un essere umano possa conseguire, l’amore inesigente. I materialisti sono purtroppo convinti che essa sia indispensabile per il progresso materiale e che in sua assenza gli individui diventino pigri e privi di iniziativa. I sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà affermano invece che la lotta per l’esistenza è «la sorgente primaria di tutte le calamità... la suprema afflizione» (‘Abdu’l-Bahá, Antologia 283). Sostengono che chi ama Dio vuole fare ogni cosa nel modo più eccellente, nel rispetto di valori spirituali che sono un’efficace garanzia di moralità, anzi di amore fra gli uomini e che questo bisogno di conseguire l’eccellenza in ogni cosa è sufficiente garanzia di progresso spirituale e materiale, senza nessun bisogno della lotta competitiva, che è invece indegna dell’uomo. In secondo luogo, l’acquisizione della capacità di amare comporta, da un lato, la capacità di vedere in ogni essere umano un tempio di Dio, prezioso nella propria irripetibile individualità e quindi degno del massimo rispetto e del massimo sostegno nella libera espressione delle sue uniche capacità e qualità e, dall’altro, la disponibilità ad assumersi, assieme a tutti gli altri esseri umani, consapevolmente e sistematicamente, il compito di disegnare il proprio futuro. L’educazione e l’armonia fra scienza e religioneChe il sapere consenta ai popoli del mondo un maggior controllo sul proprio destino e nuovi strumenti per la loro prosperità collettiva è una convinzione condivisa dai più e pertanto non merita discuterla. L’educazione universale è indubbiamente uno dei requisiti più importanti ai fini della prosperità. Questa educazione deve tuttavia riguardare ambedue i fondamentali sistemi di sapere attraverso i quali le potenzialità della coscienza umana sono state progressivamente espresse: la scienza e la religione. In questo modo si favorisce quell’equilibrio fra la scienza e la religione, che è una delle maggiori garanzie di prosperità, in quanto evita due condizioni tipiche dell’inciviltà, la superstizione legata al fanatismo religioso e il materialismo che nasce dai pregiudizi di cui anche i sostenitori della scienza possono cadere preda. La superstizione che nasce dalla religione è ben nota. Non altrettanto noti sono i pregiudizi in cui sono incorsi alcuni fautori della scienza, che non riescono a mantenere una distanza critica fra se stessi e le proprie convinzioni. Sono i laici fanatici, esponenti di quel laicismo dogmatico, che alcuni hanno definito «un dogmatismo religioso capovolto . . . la modernità privata del senso dell’umorismo . . . una fede nella razionalità umana non ancora sgonfiata da una sana dose di scetticismo». I più fanatici fra loro, come «i giacobini della Francia rivoluzionaria e i comunisti dell’Unione Sovietica sono una testimonianza del fatto che l’intolleranza e l’inflessibilità motivate dalla mancanza di religione non sono più accettabili di quelle che nascono dal conflitto tra due credi religiosi» («Taking dogmatism seriously» 2, 3). Eppure molto spesso questo dogmatismo passa inosservato. Un cambiamento in questo senso, ossia una maggiore obiettività nell’insegnare quelle idee fondamentali della concezione materialistica della realtà che attualmente sono insegnate come verità inoppugnabili, l’introduzione di programmi di educazione spirituale e morale nelle scuole e una maggiore apertura nei confronti degli insegnamenti spirituali e morali delle religioni da parte dei laici moderati e intransigenti, sarebbe di grande vantaggio per la prosperità del mondo. La parità fra uomini e donnePer secoli la maggior parte delle culture ha considerato le donne inferiori agli uomini e tenute a sottostare alla loro volontà. Questo ha comportato che i diritti della metà del genere umano siano stati gravemente violati e che il conflitto persista ancora in seno alla società.Continua...
Data la delicatissima posizione delle donne nella società, madri e quindi prime educatrici dei bambini, e date inoltre le loro qualità di maggiore sensibilità, tenerezza, misericordia, simpatia, recettività, sveltezza mentale, abnegazione e capacità di amare, estremamente importanti ai fini dell’eliminazione dei conflitti e della pacificazione della società, è indispensabile che alle donne sia riconosciuta dappertutto la parità rispetto agli uomini. Altrimenti la società continuerà a subire il danno di essere privata delle preziose qualità di molte donne, indispensabili per l’instaurazione di una pace durevole nel mondo. L’era della globalizzazione dovrebbe essere un’era meno mascolina e maggiormente imbevuta di ideali femminili, o meglio ancora, un’era in cui gli elementi maschili e femminili della civiltà saranno equamente bilanciati. L’eliminazione dei pregiudiziFra i molti risultati dell’educazione vi è anche l’eliminazione dei pregiudizi, ossia il superamento di antiche convinzioni errate, nocive alla pace e alla collaborazione fra i popoli. Fra queste vi sono i pregiudizi razziali, nazionali, sociali, religiosi, ossia la tendenza a giudicare la propria razza, nazione, classe sociale o religione superiore alle altre. Questi pregiudizi sono causa di conflitti e quindi d’infelicità. Viceversa la loro eliminazione contribuisce alla riconciliazione dei popoli del mondo e quindi alla prosperità, alla pace e alla felicità del mondo umano. Sarebbe troppo lungo esaminarli tutti uno per uno, evidenziarne l’irrazionalità e le nefaste conseguenze e suggerire modalità per la loro eliminazione. Ci accontenteremo di accennare al pregiudizio religioso.Le religioni hanno sempre svolto un ruolo di primo piano nella società e, sebbene sembri che nel Novecento abbiano perso parte del loro prestigio, tuttavia sono stabilmente presenti nel cuore di molti. Questo fatto da una parte ha conseguenze positive grazie a coloro che hanno ben compreso che l’amore e la fratellanza fra gli uomini sono la principale legge di ogni religione, ma dall’altra ha conseguenze negative per il permanere di un atteggiamento fondamentalista e fanatico che, con i conflitti che produce, scardina non solo quei valori spirituali che conducono all’unità del genere umano ma anche le straordinarie vittorie morali conseguite da quelle stesse religioni che esso pretende di servire. Perciò è assai importante che i capi religiosi trovino il modo di superare le loro divergenze teologiche e di creare uno spirito di reciproca tolleranza, nella consapevolezza che Dio è uno solo per tutti e che tutte le religioni provengono da lui. Potranno allora convivere nel mondo in pace gli uni accanto agli altri nel reciproco rispetto, collaborare attivamente fra loro per l’affermazione di quei principi morali e valori spirituali che costituiscono la parte più preziosa delle religioni e promuovere quella libera e indipendente ricerca della verità dalla quale prende le mosse ogni autentico progresso spirituale. Senza unità fra le religioni, permarranno i conflitti religiosi e quindi non vi potrà essere felicità collettiva. La difesa dei diritti umani e la promozione della giustizia e delle libertàIl rispetto della dignità umana richiede che ogni individuo possa esprimere le qualità potenziali di cui è stato dotato, usandole al servizio della collettività. Perché ciò avvenga, è necessario che la collettività si assuma la responsabilità di garantire alcune libertà e diritti fondamentali, come la libertà di sapere, la libertà di movimento, l’accesso all’informazione e la possibilità di partecipare alla vita politica, la libertà di pensiero e di fede, compresa la libertà religiosa, oltre che il diritto di avere un’opinione e di esprimerla convenientemente, e soprattutto la libertà di fare ricerche sullo scopo dell’esistenza e di sviluppare le doti della natura umana che rendono tale scopo raggiungibile. Molti progressi sono stati fatti dal 1948 quando questi diritti sono stati enunciati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Continua...
E tuttavia queste indispensabili libertà sembrano non essere più garantite dall’ideologia delle parti che ha dappertutto preso il nome della democrazia e che, malgrado gli imponenti contributi al progresso umano nel passato, si trova oggi impantanata nel cinismo, nell’apatia e nella corruzione ai quali essa stessa ha dato origine. Si richiede dunque un attento ripensamento dell’attuale ordinamento politico in modo che esso si informi a uno spirito e a metodi più autenticamente democratici e meno conflittuali.La società contemporanea è caratterizzata da un’ineguale e iniqua distribuzione delle ricchezze e da notevoli divari nel livello di sviluppo sociale ed economico dei popoli. Questa situazione tiene nella soggezione e nell’infelicità ampi strati della popolazione mondiale. È causa di continui conflitti. Alla fin fine insidia la felicità di tutti. È indispensabile che i popoli del mondo progettino tutti assieme e in pace una complessiva riorganizzazione delle faccende politiche, sociali ed economiche, nazionali e internazionali, in modo tale da creare a poco a poco le condizioni per cui tutti gli uomini possano conseguire quella felicità del mondo dell’umanità che, secondo gli insegnamenti bahá’í, è la meta suprema del progresso materiale. È significativo che nel 1995 il Vertice mondiale per lo sviluppo sociale abbia ratificato una Dichiarazione e Piano di azione che afferma che lo sviluppo socio-economico si fonda sui diritti umani, sulla democrazia e sulla libertà, ossia su valori essenzialmente morali e spirituali. La nobiltà di ogni essere umano e la vittoria dello spirito dell’uomoDa un punto di vista spirituale, nobile è quell’uomo la cui natura spirituale domina quella materiale o animale, e questo avviene quando egli sia capace di vivere nel rispetto dei principi morali e dei valori spirituali. In questo modo il suo spirito consegue la vittoria sulle forze della natura. I principi morali e i valori spirituali, importantissimi per la crescita spirituale dell’individuo, sono altrettanto importanti anche ai fini di una vita sociale armoniosa. Essi possono paragonarsi alle regole che consentono di organizzare il traffico in modo ordinato anche nelle metropoli più affollate. Semafori, diritti di precedenza, sensi unici, la convenzione di tenere la destra eccetera sono semplici regole la cui adozione ha consentito a un crescente numero di veicoli di circolare più facilmente l’uno accanto all’altro in condizioni di relativa sicurezza. Altrettanto dicasi delle leggi morali. Il rispetto dei principi morali e dei valori spirituali consente un più armonioso svolgimento delle relazioni interpersonali, che sono la base della vita sociale. Si pensi al dispendio di energie nei rapporti e nelle transazioni politiche o commerciali per rimediare alla generale consapevolezza del fatto che molti non rispettano gli elementari principi morali di «non rubare» e «non mentire». Il colloquio fra due o più persone che possano fidarsi l’una dell’altra è indubbiamente molto più semplice e proficuo. Eppure nel mondo politico ci si ostina a seguire metodi machiavellici e nel commercio si preferisce ricorrere all’astuzia e all’inganno piuttosto che all’onestà, con i risultati che tutti conosciamo. E coloro che cercano di rimediare a questa situazione spesso cadono anch’essi nella trappola del conflitto incoraggiato dalla visione materialistica della natura della realtà, e ricorrono a quelle che sono state per lungo tempo le caratteristiche peculiari dell’azione collettiva, cioè la protesta, il dibattito, la propaganda, il metodo antagonistico, l’apparato delle parti. E invece la nobiltà dell’uomo richiede un nuovo metodo di risoluzione di qualsiasi genere di problema, un metodo che sia del tutto privo di conflitti. Fra i bahá’í questo metodo di risoluzione pacifica dei conflitti è noto come «consultazione ». Esso è caratterizzato da alcuni elementi fondamentali: un’atmosfera di candore e cortesia, la capacità di prendere le distanze dal proprio punto di vista, le idee proposte appartengono al gruppo e non ai vari individui, la disponibilità a sostenere le decisioni prese dal gruppo, la disponibilità a rivedere le decisioni prese se non funzionano. Continua...
ConclusioneÈ verosimile che l’adozione di una nuova concezione spirituale della natura della realtà possa comportare uno spostamento dell’indirizzo delle azioni umane nel perseguimento del successo e della prosperità e fare quindi in modo che gli inarrestabili processi di globalizzazione in atto nel pianeta possano produrre il frutto di maggiore giustizia e di pace che la maggioranza delle persone si augura di poter conseguire. Bibliografia‘Abdu’l-Bahá, Antologia, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1987.— Paris Talks: Addresses Given by ‘Abdu’l-Bahá in Paris in 1911-1912, 11a ed. Bahá’í Publishing Trust, Londra, 1969.— The Promulgation of Universal Peace, Talks delivered by ‘Abdu’l-Bahá during His visit to the United States and Canada in 1912, a cura di Howard MacNutt, 2a ed. Bahá’í Publishing Trust, Wilmette, Illinois, 1982— Il Segreto della Civiltà Divina, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1988.— Some Answered Questions, trad. Laura Clifford-Barney, 3a ed. Bahá’í Publishing Trust, Wilmette, Illinois, 1981.Walter Truett Anderson, Reality Isn’t What It used To Be. Theatrical Politics, Ready To-Wear Religion, Global Myths, Primitive Chic, and Other Wonders of the Postmodern World, Harper Collins, San Francisco, California, 1990.Karen Armstrong, A History of God. The 4,000-Year Quest of Judaism, Christianity and Islam, Ballantine Books, New York, 1994.Bahá’í Canada, notiziario mensile pubblicato dall’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í del Canada, Thornhill, Ontario, Canada.Bahá’í International Community, «The Prosperity of Humankind», in The Bahá’í World 1994-95 273-96; trad. it.: Comunità Internazionale Bahá’í, La prosperità del genere umano, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1995.— «Who is Writing the Future? Reflections on the Twentieth Century», in The Bahá’í World 1998- 99 255-68; trad. it.: Chi scrive il futuro? Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1999.The Bahá’í World 1994-5. An International Record, Bahá’í World Centre, Haifa, 1996.The Bahá’í World 1996-97. An International Record, Bahá’í World Centre, Haifa, 1998.The Bahá’í World 1998-99. An International Record, Bahá’í World Centre, Haifa, 2000.Bahá’u’lláh, Le Parole Celate di Bahá’u’lláh, 9a ed. Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1993.Bahá’u’lláh, Spigolature dagli Scritti, 3a ed. riv. Casa Editrice Bahá’í, Roma, 2002.Bahá’u’lláh, Tavole di Bahá’u’lláh rivelate dopo il Kitáb-i-Aqdas, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1981.La Casa Universale di Giustizia, Messages from the Universal House of Justice 1963-1986: The Third Epoch of the Formative Age, a cura di Geoffry W, Marks. Bahá’í Publishing Trust, Wilmette, Illinois, 1996.— «The Promise of World Peace. Text of a Statement Issued by the Universal House of Justice», in Messages from the Universal House of Justice 1963-1986 681-96; trad. it.: La Promessa della Pace Mondiale, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1985.Century of Light, Bahá’í World Centre, Haifa 2001; trad. it.: Il secolo di luce, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 2001.Anthony Giddens, The Consequences of Modernity, Stanford University Press, Stanford, California, 1990; trad. it.: Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, Il Mulino, Bologna, 1994.Continua...
Haeckel, Ernst Heinrich, Natürliche Schöpfungs-geschichte. Gemeinverständliche Wissenschaftliche Vorträge über die Etwickelungslehre, G. Reimer, Berlino, 1902; trad. it.: Storia della creazione naturale, trad. Daniele Rosa, Torino, 1892.«Issues Related to the Study of the Bahá'í Faith», in Bahá'í Canada, maggio 1998. James, William, Pragmatism, Longmans, Green, and co., New York, 1907.Khalil A. Khavari, Spiritual Intelligence. A Practical Guide to Personal Happiness, White Mountains Publications, New Liskeard, Ontario, 2000.Ervin Laszlo, Evolution. The General Theory, Hampton Press, Cresskill, New Jersey, 1996; trad. it.: Evoluzione. Feltrinelli, Milano, 1985.Richard E. Leakey e Roger Lewin, People of the Lake: Mankind and Its Beginnings, Doubleday, New York, 1978.Paolo Legrenzi, La felicità, Il Mulino, Bologna, 1998.Arrigo Levi, Dialoghi sulla fede con Vincenzo Paglia e Andrea Riccardi, Il Mulino, Bologna, 2000.Millennium Forum Declaration and Agenda for Action. Strengthening the United Nations for the 21st Century, disponibile on line nel sito http://www.millenniumforum.org/ html/papers/mfd26May.htm.Georges Minois, Histoire de l’athéisme, Librairie Arthème Fayard, Parigi, 1988; read. it.: Storia dell’ateismo, Editori Riuniti, Roma, 2000.Jacques Monod, Le hasard et la nécessité; essai sur la philosophie naturelle de la biologie moderne, Éditions du Seuil, Parigi, 1970.Platone, Tutti gli scritti, a cura di Giovanni Reale, Rusconi, Milano, 1991.Fernando Savater, Las preguntas de la vida, Editorial Ariel, Barcellona 1999; trad. it.: Le domande della vita, Laterza, Bari, 1999.Pitirim A. Sorokin, The Crisis of Our Age, 2a ed. riv. Oneworld, Oxford, 1992.«Taking dogmatism seriously», in World Order 31.1: 2-3.UNESCO, Basic Texts. Manual of the General Conference and Rule of Procedure of the Executive Board, disponibile on line nel sito http://www.unesdoc.unesco.org/images/0011/001194/119441e.pdf.Webster’s New International Dictionary, 3a ed. Merriam-Webster Inc., Springfield, Massachusetts, 1986.Matthew Weinberg, «The Human Rights Discourse. A Bahá’í Perspective», in The Bahá’í World 1996-97 247-73.World Order, Trimestrale bahá’í pubblicato dall’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í degli Stati Uniti, Wilmette, Illinois.Beppe Robiati