Continua... © Beppe Robiati   Design & Webmaster: Claudio Malvezzi © Beppe Robiati   Design & Webmaster: Claudio Malvezzi Author & ©: Beppe Robiati   Design & Webmaster: Claudio Malvezzi Articoli on-line Articoli in PDF Idee e qualità individuali in vista di un nuovo ordine mondiale      Abstract I problemi economici con cui l’umanità si trova alle prese devono essere affrontati nel contesto di un innalzamento del livello delle capacità umane mediante l’espansione del sapere a tutti i livelli. Come l’esperienza degli ultimi decenni ha dimostrato, i vantaggi e le attività materiali non possono essere considerati un fine a se stesso. Essi non servono solo a soddisfare fondamentali bisogni umani, come quello di alloggio, salute, eccetera, ma anche ad ampliare le capacità e i talenti umani. Prima o poi tutti dovranno recuperare, per esempio, la capacità di accontentarsi, la disponibilità ad accettare la disciplina morale e la dedizione al dovere, l’equilibrio nelle relazioni, eccetera. Queste qualità devono entrare a far parte del sistema dell’insegnamento e sono indispensabili a chiunque voglia sostenere nelle proprie azioni il convincimento che il pianeta sia un solo paese e gli esseri umani i suoi cittadini. Il processo di globalizzazione ormai avviato è inarrestabile. Esso ha un duplice aspetto: in un certo senso è una minaccia collettiva, perché rischia di estendere a tutto il mondo gli aspetti peggiori della civiltà occidentale: il materialismo con il conseguente orientamento verso la ricerca del potere e del profitto, senza alcuna considerazione per i mezzi e per le conseguenze a lungo raggio delle azioni compiute per ottenere lo scopo, e cioè per lo meno l’intensificazione dell’attuale sfruttamento delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo e l’aggravamento della crisi ecologica in atto nel mondo. La globalizzazione, però, è anche una benedizione collettiva, in quanto è una prima espressione del principio dell’unità del genere umano, che sembra un traguardo importantissimo da conseguire, per portare maggiore giustizia, e quindi pace, nel mondo, oggi funestato da ingiustizie e lacerato da conflitti. È possibile contenere i pericoli e potenziare i vantaggi di questo ineluttabile processo? Questo breve scritto si propone di suggerire alcune indicazioni in questo senso. Sembra che gli aspetti negativi della globalizzazione dipendano dal fatto che essa è oggi fortemente influenzata dalla concezione materialistica della natura della realtà prevalente nel mondo occidentale. La concezione materialistica della natura della realtà Questa concezione nasce dalla filosofia positivista, fondata dal filosofo francese Auguste Comte (1798-1857) e sfociata a metà del XX secolo nella filosofia analitica e linguistica. Sebbene molte affermazioni del positivismo siano ormai obsolete alla luce di successive riflessioni filosofiche e scoperte scientifiche, tuttavia esso è divenuto «un elemento centrale nella riflessività moderna» (Giddens 155). E la maggior parte dei suoi assunti hanno talmente permeato le menti che molti li danno per scontati e guardano con sospetto chiunque se ne discosti e lo considerano poco obiettivo. Alcuni studiosi definiscono costoro i «fondamentalisti della scienza».      Le basi del materialismo Un’ampia disamina della concezione materialistica della natura della realtà in auge in Occidente è stata compiuta dal sociologo russo Pitirim A. Sorokin (1889-1968). Pur risalendo a oltre mezzo secolo fa, quell’analisi resta ancora attuale. Ne seguiremo il filo logico, con l’aggiunta di qualche commento, rimandando il lettore interessato alla lettura del testo. Sorokin ricorda che secondo i materialisti gli organi di senso sono il principale strumento della conoscenza umana: «La loro testimonianza decide ciò che è vero e ciò che è falso. Essi sono l’arbitro supremo della validità di ogni esperienza e proposizione» (Sorokin 71). Questo presupposto filosofico ha conseguenze teoriche e pratiche assai importanti.                          
Lo studio del progresso materiale del corpo umano, ossia della sua evoluzione biologica, ha comportato accese dispute in seno al mondo cristiano fra evoluzionisti e creazionisti. Gli uni sostenevano il primato della scienza e affermavano che questa ha dimostrato che l’uomo discende dagli animali e che pertanto egli non è altro che un animale intelligente. Gli altri sostenevano il primato della religione e affermavano che l’uomo è stato creato come tale da Dio e che fra lui e gli animali non vi è alcuna parentela. Sembra tuttavia possibile che i sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà affrontino la discussione da un punto di vista diverso. Da una parte è necessario che essi tengano conto del fatto che la scienza ha effettivamente dimostrato che il corpo dell’uomo ha subito una serie di modificazioni nel corso delle ere, approssimativamente descrivibili con un attento studio dei reperti paleontologici finora rinvenuti. Dall’altra è necessario che essi ricordino che l’uomo è tale non solo perché il suo corpo è conformato in un certo modo che lo differenzia dagli altri esseri viventi sulla terra, ma anche perché egli ha la capacità razionale che lo distingue da loro e che è una capacità specifica della sua anima. Partendo da questi due presupposti non è difficile trovare una conciliazione fra le scoperte scientifiche del mondo moderno e gli insegnamenti delle Scritture. I cambiamenti di forma che il corpo umano ha subito nel corso delle ere hanno consentito all’uomo di sempre meglio esprimere le qualità della sua anima, fino al momento in cui una più perfetta conformazione della struttura del cervello gli ha consentito di esprimere anche la capacità della comprensione razionale. In un primo momento l’uomo ha avuto un corpo assai diverso da quello che ha attualmente. È stato un periodo di incubazione, non diverso da quello che ogni essere umano trascorre nel grembo della propria madre. Quel periodo si è concluso nel momento in cui il corpo umano ha assunto una forma adatta a esprimere la capacità della comprensione razionale. A quel punto ha avuto inizio l’evoluzione intellettuale e spirituale. Ma nel corso di quella lunga evoluzione la sua realtà spirituale, cioè la sua anima, è rimasta sempre, in essenza, quella che è. I sostenitori della concezione materialistica della natura della realtà negano l’esistenza dell’anima. E quindi per loro finché il corpo non ha assunto alcune caratteristiche morfologiche ben precise, non si può parlare di «uomo». I sostenitori della concezione spirituale della natura della realtà affermano invece l’esistenza dell’anima e quindi per loro un uomo è sempre uomo, indipendentemente dal grado di sviluppo, ossia dalla forma del suo corpo. A loro giudizio, il protozoo ancestrale era uomo, anche se la sua forma era assai diversa da quella dell’uomo d’oggi, come lo zigote umano è uomo, anche se la sua forma è assai diversa da quella del futuro neonato. Nessuno potrà negare infatti, qualunque sia la sua concezione della natura della realtà, che un embrione umano è unicamente e totalmente umano sin dal primo istante del suo concepimento, se è vero che da esso, lasciato libero di vivere e svilupparsi, si forma un essere umano e nient’altro. Analogamente, in base alla legge biogenetica di Haeckel, dai diretti discendenti materiali dei primordiali protozoi umani sono nati esseri umani e non animali. E quindi quegli antichissimi protozoi, diretti progenitori di esseri umani, erano uomini e in questo diversi da altri protozoi, forse del tutto simili a loro nella forma, ma del tutto diversi in quanto diretti progenitori di animali. E in che cosa erano diversi? I primi, umani, erano animati da un’anima umana, di cui non erano tuttavia ancora in grado di esprimere tutte le qualità, gli altri, animali, no. Questo concetto non è né dimostrabile né confutabile attualmente con il metodo sperimentale usato dalle scienze naturali. Ma la capacità razionale può comprenderlo. Lo negherà o lo accetterà a seconda degli assunti, materialisti o spirituali, cui avrà deciso di affidarsi. Il progresso materiale dell’uomo dovrebbe più propriamente riferirsi a questa fase del suo sviluppo collettivo e individuale. Ma abitualmente il termine è riferito allo sviluppo degli aspetti materiali della civiltà, scienze, tecnologia, commerci, ricchezze, arti, un progresso che, in questo contesto, potremmo meglio definire progresso intellettuale. Continua...