La negazione della trascendenzaInnanzi tutto esso comporta la negazione di ogni realtà o valore che trascenda i sensi. E dunque secondo i materialisti non esiste Dio. Negli anni Settanta lo scienziato francese Jacques Monod (1910-1976) scrive che «il puro caso, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, [è] alla radice stessa del prodigioso edificio dell’evoluzione» (Monod 127). E Karen Armstrong, esperta inglese di affari religiosi, osserva nel 1993 che se nel XIX e agli inizi del XX secolo l’ateismo è stato «accompagnato da dubbi, timori e talvolta agonizzanti conflitti», oggi esso «sembra... essere divenuto una risposta automatica alle esperienze della vita in una società laicizzata» (Armstrong 346, 378). Per i materialisti non c’è neppure un’anima immortale. L’uomo è un aggregato di elementi materiali che cessa di esistere, quando quegli elementi si disgregano. Frutto di un’evoluzione materiale casuale, egli discende dagli animali e fa parte della loro famiglia. Il filosofo spagnolo Fernando Savater si fa portavoce di questa convinzione scrivendo che Darwin ha dimostrato «in modo piuttosto convincente che la nostra specie non è altro che una delle tante che costituiscono l’insieme degli esseri viventi, e che nessun Dio ci ha creato a sua immagine e somiglianza, bensì che proveniamo da casuali mutazioni di una lunga serie genetica di mammiferi antropoidi» (Savater 78-9). La mente dell’uomo è il prodotto di attività biochimiche del cervello e con esso si disgrega. Lo psicologo italiano Paolo Legrenzi scrive: «Dare per scontato che la “mente” sia un pezzo della natura, e indagabile con il metodo scientifico, è stata una delle più grandi conquiste intellettuali dell’ultimo secolo» (Legrenzi 14). I sentimenti e le idee dell’uomo dipendono strettamente dal suo patrimonio genetico e dalle condizioni del suo corpo, sono sostanzialmente influenzati dalla società e solo marginalmente controllabili attraverso la volontà. L’uomo fa parte della natura e, come tale è destinato a un totale asservimento alle leggi naturali e a una più o meno stretta dipendenza dagli istinti. Le religioni, la cui importanza i materialisti non hanno potuto negare per la loro imponente presenza nel presente e nel passato dell’umanità, sono considerate, secondo la Casa Universale di Giustizia, l’istituzione suprema della Fede bahá’í, «il risultato dell’umana ricerca di verità, il prodotto di certi climi di pensiero e di certe condizioni della società», mentre sono negate «non solo la realtà, ma perfino la possibilità di una rivelazione specifica della Volontà di Dio all’uomo tramite un Portavoce umano» (Casa Universale di Giustizia, Messages 389). E pertanto si conclude che «tutti i fenomeni spirituali e morali devono essere compresi attraverso l’applicazione di un sistema di studi concepito in modo da esplorare l’esistenza ignorando i dati del continuo rapporto di Dio con il creato e il Suo intervento nella storia umana» («Issues»). Il mondo materiale, centro di ogni interesse umanoSe non esiste una dimensione spirituale, è inevitabile che ogni interesse umano sia unicamente rivolto verso il mondo materiale. L’importanza secondaria della ragioneSe i sensi sono il supremo criterio della conoscenza anche la ragione, pur tanto apprezzata e decantata dai materialisti, occupa una posizione di secondaria importanza rispetto ad essi. E nessuno rileva l’incongruenza di questo ragionamento che nega la validità dello stesso strumento che lo formula e lo giustifica. Questo atteggiamento, oltre a essere paradossale in quanto usa la ragione per negarne l’importanza, comporta l’esclusione di ogni idealismo da qualsivoglia aspetto della vita: arte, filosofia, interessi scientifici e tecnologici. E a nessun osservatore della vita del mondo occidentale può sfuggire un dato di fatto: la realtà materiale è al centro dell’attenzione generale. Sorokin osserva: «Tutto ciò che è spirituale, sovrasensibile o idealistico è ridicolizzato e sostituito dalle interpretazioni più degradanti e meschine» (Sorokin 80). Continua...
Una concezione meccanicistica del mondoSe tutto è materia, se le attività intellettuali sono un sottoprodotto di fenomeni materiali, ne deriva inevitabilmente una tendenza generale a considerare il mondo, l’uomo, la cultura e perfino la coscienza, dal punto di vista materialistico, meccanicistico, comportamentistico. I materialisti affermano dunque che l’universo non è stato creato da un Dio personale, ma da una forza inconsapevole che agisce al suo interno. Affermano inoltre che l’universo è un meccanismo, del tutto privo di uno scopo e di un’intelligenza, funzionante secondo leggi ben precise, come se fosse un orologio. In un certo senso dunque l’universo è predeterminato dalle sue stesse leggi.La preminenza dei valori materialiÈ inevitabile che una cultura che sorga su queste premesse ponga l’accento su valori materiali come la ricchezza, il potere, i piaceri, il sesso. Tanto importante è considerato il possesso dei beni materiali nella civiltà materialistica, che alcuni giungono a vedere la propria identità solo in funzione di quel possesso e a pensare che sia sempre stato così.Scetticismo, individualismo, relativismoSe l’unica realtà è la realtà materiale percepita dai sensi, ne derivano due conseguenze. La prima è che, essendo la realtà materiale mutevole, nulla esiste di stabile e permanente. La seconda è che, essendo la percezione sensoriale l’unico dato affidabile, ogni cosa ha un significato relativo al soggetto che la percepisce. L’individuo è dunque il centro di tutto e il valore delle cose, già di per sé mutevole e relativo, lo diventa ancor di più, in quanto dipende da un mutevole giudizio personale. Ma se nulla esiste di fisso, di affidabile, non esistono nemmeno verità o valori universali degni di attenzione. Nascono così lo scetticismo, l’individualismo e il relativismo. Matthew Weinberg, dirigente della Bahá’í International Community, l’organo rappresentativo della comunità bahá’í nelle sue relazioni con il mondo esterno, riassume l’individualismo moderno in tre punti: primo, «le prerogative personali definiscono la struttura della società», secondo, «non esistono vincoli morali nei confronti degli altri a meno che l’individuo non decida di occuparsi degli interessi della comunità», terzo, «i diritti sono prioritari rispetto ai doveri e sovente da essi indipendenti. I diritti della persona sono perlopiù considerati un diritto all’estraneità agli interessi comuni» (Weinberg, 265). Quanto al relativismo, esso comporta la convinzione che non esista alcun valore universale e quindi bene e male siano valori relativi, così che un valore può essere contemporaneamente bene per alcuni e male per altri. Quanto allo scetticismo, molti studiosi rilevano che esso è assai diffuso nel mondo contemporaneo, caratterizzato dal naufragio delle certezze. Ma chi non crede in niente è spesso incline a credere in tutto. Questa sarebbe la ragione per cui alla fine del XX secolo «al di sotto della superficie razionale del “realismo” più o meno secolare che si suppone sia la nostra visione ufficiale del mondo... si nasconde un brulicante calderone di culti e fedi di ogni tipo» (Anderson 187). Le conseguenze di queste posizioni sono rilevanti. Il passato è irrecuperabile e quindi perduto. Il futuro è incerto e quindi poco significativo. Solo il presente è importante e merita attenzione. Carpe diem, dunque. Tutto e subito. Solo la giovinezza ha valore, la vecchiaia è uno spettro da esorcizzare. E giacché esaltare mete come l’acquisizione e l’affermazione di se stessi al rango di scopo della vita significa alimentare il lato animale della natura umana, le passioni egoistiche prendono il sopravvento, i sentimenti di altruismo si spengono, i cuori s’induriscono, i costumi si rilassano. Le conseguenze morali del culto dell’individualismo sull’individuo e sulla società sono state distruttive e devastanti in termini di malattie, tossicodipendenze e altri ben noti flagelli in questo scorcio del secolo.Continua...
Pragmatismo, utilitarismo ed edonismoIn una società materialista, è inevitabile che nasca il pragmatismo, formulato dal filosofo americano William James (1842-1910), secondo il quale la «sola prova per stabilire la verità è la considerazione di ciò che funziona meglio e si accorda con le richieste dell’esperienza collettiva, senza tralasciare nulla» (James 79-80) e pertanto idee e fatti possono essere valutati soltanto in base al loro successo o al loro valore in contanti (cash-value). Nasce anche l’edonismo, ossia la ricerca del piacere, con il suo corollario che l’individuo ha il diritto e la libertà di perseguire la felicità, a prescindere da ogni impegno verso la società o responsabilità nei confronti altrui.Ma questa combinazione di pragmatismo, utilitarismo, edonismo, individualismo e relativismo morale, comporta un inasprimento dei conflitti interpersonali per il conseguimento dei propri fini. In un testo bahá’í si legge: «Nella forma della struttura antagonistica del governo civile, nel principio del patrocinio cui la legge civile è per lo più improntata, nella glorificazione della lotta fra le classi e altri gruppi sociali o nello spirito competitivo così predominante nella vita moderna, il conflitto è accettato come la molla dell’interazione umana» (Bahá’í International Community, Prosperità 11). E inoltre: «Alimentato dalle forze culturali dell’ideologia, dell’elitarismo accademico e dell’economia consumistica, il “perseguimento della felicità” ha prodotto un senso del diritto personale aggressivo e pressoché sconfinato» (Bahá’í International Community, Chi scrive il futuro 14). I nuovi dogmi dell’Occidente modernoQuesta concezione materialistica della vita è così strettamente legata alla fede nel progresso scientifico e materiale che le due cose possono identificarsi. La fede nel progresso scientifico materiale è uno degli elementi predominanti nella mentalità occidentale. È spesso sostenuta con tale passione che si può parlare oggi di un nuovo dogmatismo, altrettanto pernicioso quanto quello delle ortodossie religiose che l’hanno preceduto. «Gran parte della confusione della vita contemporanea può essere fatta risalire al non essere riusciti a utilizzare in modo equilibrato i poteri della ragione e della fede», scrive Weinberg (Weinberg 272).Non si può certo sostenere che queste caratteristiche si riscontrino necessariamente, tutte assieme, nel pensiero della maggior parte degli occidentali. Ma è indubbio che la maggior parte degli occidentali ne condivide, in misura maggiore o minore, una certa parte. Ed è altrettanto indubbio che la loro civiltà risente pesantemente delle conseguenze negative di tutte queste concezioni nel loro complesso.Le molte facce dell’Occidente modernoNon si può negare che la civiltà occidentale, caratterizzata dalla concezione materialistica della natura della realtà, abbia prodotto alcuni vantaggi, vantaggi legati soprattutto a quella forma di pensiero che è abitualmente definito laicismo o liberalismo umanistico.Innanzi tutto il laicismo ha svolto un ruolo di primo piano nel liberare l’umanità dall’influenza del fanatismo religioso, che è stato il massimo ostacolo contro il quale il progresso della civiltà è stato costretto a lottare. In secondo luogo, esso ha contribuito a promuovere «una cultura filosofica... che assecondava i governi costituzionali, teneva in alta considerazione il dominio della legge e il rispetto per i diritti di tutti i membri della società» (Century 5; trad. it.: Secolo 5). Infine ha dato origine a un modello di vita, il modello occidentale, che molti considerano ottimo perché consente un elevato tenore di vita.Continua...
I fattori che hanno determinato il successo della concezione materialistica della natura della realtà sono molti e molto complessi e un loro studio dettagliato esula dagli intenti di questo scritto. È molto probabile comunque che questo successo sia stato favorito da alcuni atteggiamenti che caratterizzavano le antiche religioni. Esse sostenevano la correttezza di pregiudizi religiosi che favorivano la discriminazione dei seguaci delle altre religioni e dei membri delle altre razze, pregiudizi che hanno provocato immani tragedie. Esse sostenevano anche la validità di «fossilizzati dogmi religiosi che avevano dato legittimazione morale alle forze del conflitto e dell’alienazione» (Century 43; trad. it.: Secolo 43). Molti capi religiosi identificavano le proprie religioni con la difesa a oltranza di un passato di cui numerose persone sentivano l’oppressione e quindi con la lotta contro la modernità, anche nei suoi aspetti migliori. Contrariati dai pregiudizi e dai dogmi insegnati dalle religioni e dall’intransigenza dei loro capi e attratti invece dagli aspetti più ragionevoli delle filosofie materialistiche contemporanee, molti hanno gettato via assieme a dogmi e costumi inaccettabili, anche i ben più nobili insegnamenti spirituali delle religioni con il loro invito alla disciplina morale, alla moderazione e alla saggezza. Un altro fattore che ha contribuito al successo della concezione materialistica della natura della realtà è l’abbrutimento della natura umana che, favorito dalle due guerre mondiali che hanno funestato il Novecento, è divenuto un elemento onnipresente della vita sociale nella maggior parte del pianeta e ha incoraggiato l’allontanamento delle coscienze da una visione spirituale della vita proposta da religioni che comunque non avevano saputo evitarne gli orrori. Un altro fattore sono stati i vantaggi materiali prodotti dalla scienza e dalla tecnologia, di cui il materialismo si presenta come la vera voce, e rappresentati agli occhi del mondo dalle realizzazioni della cultura capitalistica americana. Un ultimo fattore è infine l’apparente difesa – da parte dei sostenitori del materialismo teorico, per lungo tempo rappresentato agli occhi del mondo dall’ideologia marxista – dei diritti umani che viceversa le religioni – sempre più ricondotte «al fanatismo e a un irragionevole rifiuto del progresso » oppure «a una sorta di preferenza personale, una predilezione, un impegno inteso a soddisfare i bisogni spirituali ed emotivi delle persone» e rassegnate «ad accontentarsi di dare un imprimatur religioso a campagne per il cambiamento sociale organizzate da movimenti secolari» (Century 89; trad. it.: Secolo 89) – sembravano difendere in teoria ma affossare nella pratica.Ma oggi i pregi della concezione materialistica della realtà e del modello di vita occidentale ad essa ispirato sono soverchiati dai danni che producono e anche il laicismo, avendo messo in discussione la natura spirituale dell’uomo e la stessa autorità dei valori morali, è inficiato dalle pecche che la concezione materialistica della natura della realtà ha prodotto nel comportamento delle persone che l’hanno adottata e nelle società che ne sono derivate. Molti occidentali sono infatti giunti a sostenere che ogni essere umano deve essere libero di fare quello che vuole e che lo fa felice, purché le sue azioni non rechino danno a nessuno, e che quella libertà sia più importante del rispetto delle leggi morali, molte delle quali essi considerano ingiustificate e inaccettabili in quanto, limitando la libertà dell’individuo, ne ostacolano la realizzazione. Questa opinione, che «innalza l’acquisizione e il progresso personale al livello dei grandi valori della cultura» (Century 90; trad. it.: Secolo 90), ha avuto conseguenze assai gravi. Ci limiteremo a riportarne solo alcune.Un primo esempio è la crisi della famiglia. Questa crisi dipende da molti fattori, non ultimo il necessario cambiamento nei ruoli delle donne e degli uomini nella nuova società emergente. Ma dipende anche dalla convinzione che, per uomini e donne, sia più importante seguire le cosiddette ragioni del cuore, in realtà le proprie passioni, piuttosto che attenersi alla lealtà e alla castità, considerate controproducenti, e che sia più importante perseguire una malintesa realizzazione personale piuttosto che rispettare il dovere morale della lealtà verso il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli e le sorelle, che è considerato limitante per la libertà e la realizzazione personale.Continua...
Un altro esempio è il dilagare di modelli di comportamento alquanto discutibili, ispirati a personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, dell’economia e della politica, che nella vita hanno successo materiale, ma spesso lo hanno ottenuto nella più ampia violazione dei principi morali della sincerità, lealtà, rettitudine, generosità eccetera. Questi due soli aspetti della civiltà occidentale hanno avuto conseguenze dirompenti sulla società, della quale hanno indebolito un cardine fondamentale, cioè la famiglia, e sull’individuo, la cui tempra morale hanno infiacchito.Un ulteriore esempio sono le pessime condizioni di salute del pianeta a causa dell’uso indiscriminato dei mezzi tecnologici, nel perseguimento di fini materiali personali e collettivi e nell’ignoranza dei valori spirituali della saggezza e della moderazione. Pertanto oggi non si può più pensare che il modello di vita occidentale sia ottimo perché consente un elevato tenore di vita. Esso infatti consente sì un alto tenore di vita, ma solo a piccole minoranze e a un prezzo esorbitante. In senso materiale, richiede uno spreco enorme di energie e di risorse, rischia di privare le future generazioni di beni indispensabili alla sopravvivenza, inquina il mondo, favorisce l’accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi. In senso spirituale, suscita desideri inutili e per lo più dispendiosi, allontana gli animi dal desiderio di elevarsi spiritualmente. Khalil A. Khavari, psicologo dell’università del Wisconsin-Milwakee, osserva: «Il materialismo è la religione del nostro tempo. Promette un falso paradiso, qui ora, sulla terra, ma concede solo il vuoto interiore . . . pretende ventiquattro ore al giorno di devozione. Facciamo di tutto per inseguire le sue false promesse, senza afferrarle mai» (Khavari 38). Ma l’esempio più doloroso di tutti è l’«incalcolabile . . . danno arrecato a generazioni di fanciulli ai quali si è insegnato a credere che la violenza, l’indecenza e l’egoismo siano un trionfo della libertà personale» (Bahá’í International Community, Chi scrive il futuro 13). Una concezione spirituale della natura della realtàOltre alla concezione materialistica della natura della realtà, esiste anche un diverso modo di concepire le cose. È la concezione spirituale, che affonda le sue radici negli insegnamenti spirituali delle religioni universali, come l’Induismo, l’Ebraismo, il Buddhismo, il Cristianesimo e l’Islam. Ne esporremo qui alcuni assunti fondamentali, rivisitandoli alla luce degli insegnamenti della più recente fra di esse, la Fede bahá’í.La concezione spirituale è molto diversa da quella materialistica nei presupposti teorici e in molti aspetti pratici. Ma si devono subito chiarire alcuni possibili malintesi. In primo luogo, essendo ispirata agli insegnamenti spirituali delle religioni, che sono universali, questa visione è ben diversa da tutti quei recenti fondamentalismi che tendono ad attribuire un valore eccessivamente alto alla propria denominazione religiosa, a sostituire ideali umani all’ideale trascendente che dovrebbe superare tutti i nostri pregiudizi e quindi a negare il tema centrale di tutte le religioni, la legge dell’amore. Inoltre, essa tiene in alta considerazione la ragione e il suo uso nella risoluzione dei dilemmi spirituali, intellettuali e materiali della vita degli individui e della collettività, non esclude dal proprio ambito la fiducia nella scienza e nei suoi metodi e attribuisce grande importanza al progresso e allo sviluppo dei popoli del mondo. Solo che, fondata sull’assunto che la realtà materiale è parte di una più ampia realtà spirituale e che vi è una reciproca influenza fra le condizioni spirituali e quelle materiali del mondo, che l’uomo è una creatura nata dal mondo della natura, dotata d’intelligenza e capace di evolversi verso i mondi dello spirito, che il funzionamento del mondo materiale è un semplice riflesso delle condizioni spirituali e pertanto finché non si potranno cambiare le condizioni spirituali del mondo non vi potrà essere un miglioramento nelle cose materiali, suggerisce che i dati sensoriali e le deduzioni razionali siano integrati dalla guida degli insegnamenti delle Scritture e dalla luce dell’intuito, che le applicazioni della scienza e gli usi dei prodotti tecnologici siano regolati da principi morali e valori spirituali fondamentali validi universalmente, che il progresso e lo sviluppo dei popoli siano promossi nel rispetto delle leggi fondamentali dello spirito.Continua...
I quattro criteri della conoscenzaUno degli assunti su cui la concezione spirituale della natura della realtà si fonda è che i criteri della conoscenza non siano due soltanto, come i materialisti affermano, ma quattro: i sensi, la ragione, l’intuito e le Scritture. Ciascuno di questi criteri è ugualmente importante, ma anche fallibile e limitato, in quanto l’uomo stesso è limitato. Perfino le Scritture, che per i sostenitori della concezione spirituale sono depositarie di verità fondamentali con le quali è indispensabile confrontarsi, possono essere fallibili come criterio di conoscenza, in quanto sono accessibili all’uomo attraverso la ragione e dunque diventano fallibili quando siano filtrate attraverso di essa. L’uso di questi quattro criteri, senza escluderne alcuno, è indispensabile ai fini dell’obiettività della conoscenza. Ma a questo scopo è necessario anche osservare, nella propria indagine, quei valori spirituali universali di distacco, sincerità, onestà mentale, umiltà, saggezza, determinazione, tenacia, dedizione, eccetera, senza i quali nessuna impresa umana ha speranza di successo. Si richiede infine la consapevolezza che la mente umana cade facilmente in preda al pregiudizio, inteso come generalizzazione emotiva negativa, un sentimento non facilmente correggibile mediante la ragione, i fatti o l’educazione. La garanzia della validità della conoscenza si trova, tuttavia, soltanto nella prova dei fatti, che possono confermarla o negarla. Nell’ambito morale, la validità di una decisione è confermata solo quando essa, applicata nella vita quotidiana, produca frutti di armonia e di pace, di giustizia e di unità, personali e collettive. È questo un vero e proprio metodo scientifico. Prima si raccolgono i dati, poi si formula un’ipotesi che li spieghi avvalendosi dei quattro criteri di conoscenza, infine si verifica l’ipotesi alla prova dei fatti attraverso i risultati della sua applicazione pratica. Questo metodo non garantisce la scoperta di verità assolute, inaccessibili comunque all’uomo a causa della limitatezza della sua capacità razionale e della conseguente imperfezione delle sue conoscenze. Ma consente la scoperta di verità relative, alquanto utili per i frutti di armonia e di pace, di giustizia e di unità nella vita quotidiana prodotti dalla loro applicazione pratica. Si trova qui la conciliazione fra due tendenze apparentemente inconciliabili: da un lato la convinzione che esista una verità assoluta – e questa è la verità delle Scritture – e dall’altro la consapevolezza che ogni verità umana è relativa, compresa la nostra comprensione delle «infallibili» Scritture. Questa consapevolezza è una valida barriera contro la formazione di malsani fondamentalismi.Questo metodo di indagine della realtà può confermare l’esistenza della dimensione spirituale, anche se questa non è direttamente percepibile attraverso i sensi. Si possono infatti identificare nel mondo materiale alcuni segni in base ai quali è possibile ipotizzare l’esistenza di quella dimensione. I fatti potranno poi confermare la validità dell’ipotesi, nei frutti di armonia e di pace, di giustizia e di unità, prodotti dalla sua applicazione pratica.Ogni individuo percorre nella propria vita una strada diversa nell’identificazione e nella lettura dei segni della realtà. Noi qui seguiremo un filo logico, senza certo pretendere che sia il migliore o tanto meno l’unico percorribile. Esiste un Dio creatore?Uno dei primi quesiti cui molti esseri umani sentono il bisogno di dare risposta è questo: esiste un Dio creatore? Nei secoli i filosofi teisti, panteisti e deisti hanno proposto una serie di cosiddette prove razionali dell’esistenza di Dio. Nei secoli i filosofi atei le hanno confutate. Alla luce dell’esperienza pochissimi atei sono passati alla fede in Dio per la forza di persuasione di una di queste prove. Anzi alla fine del Novecento, secondo lo storico francese Georges Minois, per gli intellettuali occidentali «Dio non è più il problema centrale. Il problema passa in secondo piano e nessuno si affanna a riproporne la dimostrazione.Continua...
Dio, o si ammette, o non si ammette . . . l’ateismo è la posizione comune, immediata, quasi scontata» (Minois 561). La fede in Dio è spesso il frutto di un serie di riflessioni sulle caratteristiche del mondo materiale, sulle tappe della sua evoluzione, sull’evoluzione e sulla storia dell’uomo, nonché sui sentimenti scaturiti dalla propria esperienza personale. E queste considerazioni e questi sentimenti sono sempre molto personali.Aver fede in Dio significa aver fede nell’esistenza di un’Essenza inconoscibile, che ha volontariamente e consapevolmente creato l’universo materiale, che noi direttamente conosciamo attraverso i sensi, nonché i mondi spirituali, della cui esistenza la capacità razionale ci può dare prova, anche se i sensi non li possono percepire, e che costantemente guida le Sue creature nelle loro incessanti trasformazioni verso uno scopo noto nella sua interezza a Lui soltanto e a noi solo parzialmente comprensibile. Come sono nati l’universo e l’uomo?Secondo coloro che credono in Dio, l’universo non è frutto del caso, ma dell’amorevole e consapevole volontà di un Dio creatore. Secondo costoro, affermare che l’universo si è formato per caso è come affermare che se un ipotetico pittore prendesse un congruo numero di barattoli di vernice e ne gettasse a caso il contenuto contro un muro, e poi ripetesse questo suo atto infinite volte, a un certo punto, dopo l’ennesimo tentativo, su quel muro potrebbe casualmente apparire un armonioso affresco, anziché il solito guazzabuglio di colori. Secondo coloro che credono in Dio, l’universo non è un meccanismo predeterminato da leggi matematiche, come un orologio. Esso è un organismo, che è cresciuto e continua a crescere secondo un piano ben preciso, guidato da un’inconoscibile Essenza che lo attrae verso di Sé progressivamente, organizzandolo in forme sempre più complesse che gli consentono di esprimere, in modo sempre meno imperfetto sul piano materiale, le Sue stesse qualità, le qualità spirituali.E infatti la storia dell’universo descritta dalla scienza ha tutte le caratteristiche del processo di crescita di un organismo. A partire da uno stadio iniziale unitario, simile a quello di un uovo fecondato, esso ha attraversato fasi successive caratterizzate da una sempre più complessa organizzazione delle particelle elementari che lo costituiscono. La crescente complessità dell’organizzazione di quelle particelle gli ha consentito di esprimere capacità sempre più complesse: prima la capacità di aggregazione tipica del mondo minerale, poi la capacità di crescita tipica del mondo vegetale, poi la capacità di percezione sensoriale tipica del mondo animale e infine la capacità di percezione razionale tipica del mondo umano.L’intero processo della crescita del creato, che gli scienziati hanno studiato e descritto secondo i criteri della teoria evoluzionistica, è un vero e proprio processo produttivo di cui l’uomo costituisce il frutto. Infatti l’uomo ha la capacità di esprimere tutte le proprietà dei regni inferiori al suo. Ma egli ha anche la capacità potenziale di esprimere proprietà che sono assenti in quei regni.La triplice natura dell’uomoSecondo la concezione spirituale della natura della realtà, nell’uomo si distinguono una natura materiale o animale, una natura umana e una natura spirituale.Continua...
La natura materiale o animale.La natura materiale o animale è la più ovvia ed evidente. Essa consiste nel corpo e in una realtà astratta, l’io, che in questo contesto può essere definito come la consapevolezza del corpo e dei suoi istinti che ogni essere umano acquisisce e conserva durante la vita terrena. Gli istinti sono, negli uomini come negli animali, speciali attività fisiologiche e comportamenti particolari utili per la realizzazione dei tre principali scopi del corpo – conservarsi, riprodursi e regolarsi – che sono possibili grazie a meccanismi biochimici e neuroormonali, regolati da una precisa sequenza di istruzioni biochimiche contenute nel patrimonio genetico. Essi sono percepiti e si manifestano sotto forma di emozioni, come per esempio l’aggressività, la paura, la collera, il desiderio, la passione, la cupidigia, la bramosia, l’avarizia, la gelosia, la vendetta eccetera. Negli esseri umani le emozioni, potenziate dall’uso della capacità razionale, condizionano comportamenti assai più complessi, sottili e mutevoli che negli animali. I testi bahá’í chiamano questo aspetto dell’uomo natura materiale o animale. Secondo i testi bahá’í la natura materiale o animale non è malvagia in sé nell’uomo, come non lo è nell’animale. Tuttavia, poiché nell’uomo esiste anche la capacità di esprimere una natura superiore, che essa invece tende a ignorare e a soffocare, questa natura materiale o animale può essere un male, in senso relativo.La natura umana.Anche la natura umana, ossia la capacità razionale, è ovvia, tanto che anche i materialisti ne riconoscono l’importanza. Essi però la identificano con alcune attività biochimiche del cervello umano, che differiscono da analoghe attività del cervello animale solo per la maggiore complessità. Invece, secondo i sostenitori della concezione spirituale, la capacità razionale è una capacità dell’anima umana che si esprime mediante attività biochimiche del cervello. Essa è definita nei testi bahá’í «la capacità grazie alla quale l’uomo acquisisce la conoscenza dei molti regni del creato e dei vari stadi dell’esistenza, nonché di gran parte di ciò che è invisibile» (‘Abdu’l-Bahá, Paris Talks 41)∗ e comporta un desiderio di conoscenza che i testi bahá’í definiscono «amore della realtà» (‘Abdu’l-Bahá, Promulgation 49). Come si è appena detto, questa capacità è del tutto assente nel mondo animale. Quando un essere umano rivolga la propria capacità razionale verso i mondi spirituali, nasce in lui un’aspirazione a sollevarsi verso quei mondi, sempre percepiti come migliori di quello materiale. È questa l’espressione più elementare della natura spirituale dell’uomo.La natura spiritualeLa natura spirituale dell’uomo è negata dai materialisti. E invece le Scritture affermano che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, nel senso che Dio ha conferito all’uomo la capacità potenziale di esprimere tutti i Suoi attributi nella forma di virtù umane. È questa la natura spirituale dell’uomo, espressione, testimonianza e prova di quella realtà spirituale, personale e immortale, che è comunemente chiamata anima, e che può essere molto approssimativamente definita il centro si rispecchiano le perfezioni di Dio, le virtù divine. Essa è la realtà interiore e consapevole dell’uomo, la sede della sua individualità. Per questo Bahá’u’lláh dice che «l’uomo è una miniera ricca di gemme, di valore inestimabile» (Bahá’u’lláh, Spigolature CXXII, 1).Anche dell’esistenza e dell’immortalità dell’anima, come dell’esistenza di Dio, filosofi teisti e deisti hanno prodotto prove razionali, che i filosofi materialisti hanno puntualmente confutato. Anche in questo caso la fede nell’esistenza e immortalità dell’anima è una scommessa, una scelta che ciascuno fa o respinge per tutta una serie di considerazioni, esperienze e sentimenti dai quali egli trae le proprie conclusioni. La migliore delle conseguenze che si producono nella vita di chi ha scommesso sull’esistenza dell’anima immortale è una fiducia nell’essere umano che conferisce la certezza che egli abbia sempre davanti a sé un avvenire migliore, garantito dal progressivo estrinsecarsi delle infinite capacità spirituali di cui la sua anima immortale è intrinsecamente dotata, possibile però solo a patto che egli sia disponibile a impegnarsi per realizzarlo. Continua...
E invece spesso coloro che scommettono sulla sua inesistenza o mortalità giungono a conclusioni opposte. Non avendo fiducia nelle possibilità di sviluppo della capacità d’amare di cui l’anima umana è potenzialmente dotata, essi affermano che l’uomo è incorreggibilmente egoista e aggressivo e la guerra è una delle sue manifestazioni inevitabili. Questa menzognera concezione ha portato interi popoli a un deprecabile ristagno della volontà di pace. Secondo la concezione spirituale della natura della realtà, la natura spirituale dell’uomo è la sua essenza e gli uomini sulla terra sono esseri spirituali, collegate a una forma fisica, ossia esseri spirituali che stanno attraversando l’esistenza fisica nel corso di un eterno viaggio spirituale.Le contraddizioni della vita umanaÈ inevitabile che l’uomo percepisca una forte tensione fra la sua natura materiale o animale e quella spirituale. Da un lato si sente legato alla realtà materiale, che gli trasmette in forma di sensazioni assai sgradevoli qualunque diminuzione individuale e pretende soddisfazione, spesso con urgenza inopportuna e talvolta a qualunque costo. Dall’altro sente in sé anche qualcosa che lo spinge a compiere sforzi per piegare corpo ed emozioni verso direzioni diverse di amore, di pace e di abnegazione. È la sua natura spirituale. Ne derivano una forte tendenza a subordinare alla natura materiale tutto l’universo e una necessità contraria di amare gli altri, una tensione fra l’istinto di prendere e il desiderio di dare, fra la necessità di proteggere se stessi e la disponibilità a sacrificarsi per gli altri, fra l’attrazione verso la realtà materiale e quella verso la realtà spirituale, fra amore e odio, fra pace e guerra.Strumento capace di mediare questa tensione è proprio la capacità razionale. Se l’uomo se ne serve solo per assecondare i bisogni del corpo e delle emozioni, la sua vita viene ad essere regolata dalla natura animale o materiale. In tal caso egli resta prigioniero del mondo della natura, cui il corpo lo lega, ed è come un animale, perché nella sua esistenza hanno il sopravvento gli istinti e le emozioni e pertanto egli esprime fondamentalmente la propria natura materiale o animale.Se invece, tramite la capacità razionale illuminata e rafforzata dagli insegnamenti delle Scritture, egli guida il corpo e le sue emozioni, sforzandosi di usarli per far emergere le virtù della natura spirituale, quell’uomo incomincia a vivere sul piano spirituale e cioè acquisisce una nuova dimensione personale, che appartiene a un mondo che trascende e illumina la realtà materiale. È questo l’inizio di una vera e propria trasformazione, una trasformazione che i Vangeli e il Corano chiamano seconda nascita, le religioni mistiche seconda nascita (dvija), illuminazione (bodhi), liberazione (mok ṣa) e nirvāna, la Fede bahá’í «progresso spirituale». La prima volta l’uomo nasce nel mondo della natura quando è concepito, la seconda nasce nei mondi dello spirito, quando diviene consapevole delle qualità dei mondi spirituali, esprimendole sotto forma di virtù.Questi concetti chiariscono la differenza fra gli animali e gli esseri umani. Essa consiste nel fatto che gli esseri umani sono dotati della facoltà razionale che, secondo gli insegnamenti bahá’í, quando sia opportunamente educata, malgrado i suoi limiti, consente agli esseri umani di svolgere le seguenti funzioni:1. discernere in tutte le cose la verità, giungendo a conclusioni valide e alle verità dell’esistenza,2. scoprire i segreti della creazione, tutelarsi e proteggersi, rifornirsi e circondarsi di tutto ciò che l’acume scientifico è capace di produrre,3. scoprire ciò che è giusto e operare la scelta del bene e del male,4. conoscere e ravvisare Dio e comprendere gli insegnamenti divini,5. liberarsi dai vincoli della natura animale e innalzarsi verso la santità,6. mettere in atto la volontà di DioContinua...
7. acquistare e manifestare i doni di Dio, per instaurare il regno di Dio fra gli uomini e conseguire la felicità.Pertanto, mentre per gli animali la massima perfezione possibile consiste nella felicità e nel benessere conseguiti attraverso la percezione sensoriale del mondo materiale, per gli esseri umani la massima perfezione consiste nella gioia conseguita attraverso la percezione della realtà spirituale nel mondo e in se stessi, mediante l’uso della facoltà razionale e il conseguimento delle virtù. Grandezza e limiti della natura umanaÈ opinione comune nel mondo d’oggi che la capacità razionale sia la massima garanzia e il più efficace mezzo a disposizione dell’uomo e che egli non abbia bisogno d’altro per il suo progresso. Quest’idea è diffusa anche tra persone che non sono materialisti intransigenti e che preferiscono definirsi genericamente laici, o umanisti. Fra questi, il giornalista italiano Arrigo Levi descrive la sua fede nell’umanità come una «fede nella forza creativa dello spirito umano, che non ha bisogno, per superare le innumerevoli sconfitte cui è andata incontro nei secoli, di alcun Garante Supremo, di alcuna giustificazione esterna, al di fuori della sua stessa esistenza e sopravvivenza» (Levi 11).Eppure i limiti della capacità razionale sono alquanto evidenti. Lo sono già nelle scienze naturali, il suo frutto più importante. Infatti essa può condurre l’uomo a conoscenze alquanto precise nell’ambito della realtà materiale. E tuttavia quando si tratti di comprendere il senso e il valore di verità particolari o di conseguire visioni d’insieme, di formulare teorie unificatrici, qui spesso essa fallisce, come si può constatare dallo studio della storia della scienza. Molte teorie, giudicate inoppugnabili, sono state dimostrate false e capovolte da ulteriori scoperte.I limiti della capacità razionale appaiono ancor più evidenti quando si considerino l’applicazione e l’uso della scienza. In questo essa si rivela insufficiente, in quanto l’applicazione e l’uso della scienza presuppongono una scala di valori, ossia un criterio in base al quale stabilire che cosa è bene e che cosa è male. E la capacità razionale non è capace né di formulare una scala di valori universali, né di spiegare del tutto il suo significato o le ragioni per cui si debba rispettarla. Se così non fosse, non ci troveremmo ancora, dopo un secolo che riconosce di essersi affidato alla sola guida della capacità razionale, sull’orlo della catastrofe ecologica.Limitata nelle sue capacità di comprensione dai sensi, la capacità razionale stenta a cogliere le realtà dello spirito. Non è in grado di comprendere pienamente la natura dello spirito e dell’anima umana che trascendono i sensi, la collocazione dell’uomo nel piano creativo di Dio, il senso della sua esistenza e le leggi che la governano, la direzione del suo sviluppo, il meccanismo della sua crescita. La capacità razionale può sì far progredire la civiltà, ma su un piano puramente intellettuale e materiale. È quanto è accaduto nel mondo occidentale contemporaneo, in cui la capacità razionale finalmente usata in libertà e sottratta ai vincoli di passate superstizioni ha prodotto molte utilissime scoperte. Ne è nata una civiltà materiale, apportatrice di benessere materiale, ma anche gravida di pericoli per l’intero genere umano, perché cieca alle verità dello spirito e sorda ai valori che su di esse si fondano.Infine la capacità razionale, può sì identificare gli oscuri aspetti materiali e le luminose qualità spirituali della natura umana, ma non sembra avere in sé la forza necessaria per dominare gli uni e realizzare le altre.Continua...
Sembra dunque evidente che l’uomo ha anche bisogno di una guida esterna e superiore a lui, che lo aiuti a fare un buon uso della capacità razionale nella formulazione di visioni d’insieme della realtà materiale, nell’elaborazione di una scala di valori, nella scoperta e nella comprensione della realtà spirituale e delle ragioni per cui è bene che egli impari a dominare gli aspetti oscuri della sua natura materiale, che infine gli conferisca il potere e le energie necessarie per vincere in se stesso la forza vincolante della sua natura materiale o animale e per fare apparire invece la natura divina potenzialmente celata in lui, per ottenere cioè il progresso spirituale. Tutte le religioni affermano che questa guida esterna e superiore viene da un divino Maestro il quale impartisce insegnamenti che si prefiggono per l’appunto questo scopo. Questi Maestri sono i fondatori delle religioni universali, che i testi bahá’í chiamano Manifestazioni di Dio. Il ruolo delle religioniFra i concetti fondamentali della concezione materialistica della natura della realtà vi è quello che la civiltà è progredita grazie agli sforzi dell’uomo, senza alcun diretto intervento di Dio in suo aiuto, che le religioni, dogmatiche e superstiziose, un semplice prodotto della mente umana, non hanno avuto un grande peso nello sviluppo di questa civiltà, anzi spesso lo hanno ostacolato. Secondo la concezione spirituale invece le Manifestazioni di Dio sono maestri divini che, mediante la loro rivelazione, hanno dato un contributo insostituibile alla crescita della civiltà. La loro forza, si legge in un testo bahá’í è stata il principale fattore che ha prodotto il progresso della civiltà, che ha generato codici di leggi, istituzioni sociali e politiche, opere d’arte, infinite realizzazioni tecnologiche, il progresso morale, la prosperità materiale e lunghi periodi di pace pubblica i cui riverberi vivono nel ricordo del succedersi delle generazioni sotto forma di immaginarie «età dell’oro» (Century 41; trad. it.: Secolo 41). Alla luce della concezione spirituale della natura della realtà i concetti di progresso, modernità e prosperità, che sono ciò che tutti vorrebbero ottenere mediante il processo della globalizzazione, assumono un significato alquanto diverso. Un concetto spirituale di progressoSe l’uomo è corpo, mente e anima, il significato che ora perlopiù si attribuisce alla parola progresso – inteso come aumento delle conoscenze scientifico-tecnologiche, innalzamento del tenore di vita conseguente alle scoperte scientifiche, alle applicazioni tecnologiche e all’industrializzazione, progressiva liberazione dei comportamenti dai freni della morale tradizionale, non solo nell’ambito della sessualità, ma anche nei legami familiari, nei rapporti fra genitori e figli, fra vecchie e nuove generazioni – è alquanto incompleto, perché tiene conto soltanto delle dimensioni materiali e intellettuali della vita, ignorando quelle spirituali. E invece lo studio dell’uomo e della sua storia ci parla senza equivoci di un suo progresso, sia nell’ambito materiale e intellettuale sia in quello spirituale. Il progresso materialeLa scienza descrive le tappe che il corpo umano ha attraversato prima di assumere la forma attuale, che sembra tanto bene assolvere le sue funzioni. Esse sono simili a quelle che ogni individuo percorre nel grembo della madre, dall’istante in cui è concepito a quello in cui emerge dal buio della matrice alla luce di questo vasto mondo. Questa somiglianza è stata enunciata nella forma di una legge biologica, la legge biogenetica, formulata dal biologo tedesco Ernst Heinrich Haeckel (1834-1919): «l’ontogenesi ossia lo sviluppo dell’individuo è una breve e rapida ripetizione (una ricapitolazione) della filogenesi o evoluzione della stirpe cui esso appartiene» (Haeckel 178-9).Continua...