riescono a dialogare concretamente creando situazioni di gravi conflitti con notevole sofferenza per quelle popolazioni. Ed in questo campo la situazione è a dir poro deludente. E’ innegabile che, dopo la fine della guerra fredda, si sono avuti confortanti esempi di attività da parte delle Nazioni Unite, ma sarebbe errato e fuorviante indulgere in compiacimenti per quanto finora fatto da tale Organizzazione, non dico per il mantenimento, ma solo per il tentativo di creare le premessa della pace c della sicurezza. Quell' Organizzazione, malgrado le diverse iniziativa da essa intraprese in vari Paesi del mondo, è ancora lungi dal poter rispondere a tutte le esigenze che si manifestano in ogni regione del nostro pianeta. E’ innegabile il pericolo dovuto ai peccati di origine statutaria quali il diritto di veto di 5 Nazioni principali e la non equità nelle votazioni, il diritto di non intervento ecc., che fanno risentire l'Organizzazione di situazioni decisionali ed operative negative, che compromettono i possibili buoni risultati. Da un lato l'Organizzazione riflette ancora l'ordine scaturito dall'esito di una guerra mondiale, mentre quello cui assistiamo oggi è lo sgretolamento di quell'ordine. Dall'altro lato il fatto che molti conflitti emergenti non siano conflitti tra stati ma coinvolgano istanze non statuali come gruppi etnici o minoranza o differenze di ordine religioso, pone in difficoltà l'opera dalle Nazioni Unite. A prescindere dalle Nazioni Unite con tutte le sue agenzie UNICEF, FAO, ECOSOC ecc. è anche chiaro che le altre istituzioni cha operano nel mondo occidentale sono ancora alla ricerca di una chiara definizione delle competenze e delle responsabilità di ciascuna di esse per guanto riguarda la sicurezza, il coordinamento, l'economia e la sanità. Ciò si applica per esempio alla NATO, all'UEO (Unione dell'Europa Occidentale, alla CEE (Comunità Economica Europea), all'UNA (Unione Nazionale Africane), al PA (Patto Andino), al MERCOSUR (Nazioni centrosud America), all'ASEAN (Unione Nazioni Estremo Oriente), al NAFTA (Stati Uniti, Canada, Messico), al GATT (prodotti agricoli) ecc. Anche le speranze riposte della CSCE (conferenza sulla sicurezza e cooperazione europea a cui partecipano anche USA c Canada) dal momento della sua istituzione (1978) non hanno trovato soddisfacimento in quanto realizzato finora, soprattutto nel campo del rispetto dei diritti umani, di pensiero e di fede. Ci troviamo quindi a dover contendere con un confuso assemblaggio di istituzioni sulle quali i vari Paesi partecipanti non possono ancora poggiare in modo costruttivo: tutte ciò in un contesto temporale in cui gli eventi si producono con una stupefacente accelerazione. Ciò che comunque può dirsi, per ben fissare la tela delle relazioni internazionali, è che al duopolio Stati Uniti URSS, che ha retto i destini del mondo per quarant'anni, non ha fatto seguito un ben individuabile, alternativo e forte centro di potere mondiale, anche se non vi è dubbio che gli Stati Uniti possono averne le potenzialità. Ma nelle attuali condizioni gli stati Uniti, almeno per ora, non possono svolgere il ruolo di gendarme del mondo; questa affermazione è per oggi certa in quanto essi non possono disporre di risorse sufficienti (politiche, diplomatiche ed economiche) per l'esercizio di così impegnative funzioni. Continua...
L'America si sta inoltre dibattendo in una crisi economica che non dà evidenti segnali di ripresa ma continue ad incrementare l'indebitamento estero raggiungendo il primato attuale di paese più indebitato del mondo (800 mila miliardi di lire). In queste condizioni è ben difficile ipotizzare che il Presidente americano possa dedicarsi allarealizzazione di un «nuovo ordine mondiale». e non possa far altro che riprendere in linea teorica il tema della dedizione agli ideali di pace e di democrazia. In realtà dobbiamo inoltre comprendere che esistono due spinte apparentemente opposte che convivono nella fase attuale di transizione. La prima che può passare per pacifica è la tendenza all'integrazione, forzata dalla formazione di nuovi accordi economici regionali. Di ciò fanno fede per esempio gli accordi promossi dalla comunità mondiale con i paesi dell'est europeo, oppure la Comunità Economica Europea, o il GATT per i prodotti agricoli. La seconda spinta è invece inversa ed è la frammentazione degli aggregati esistenti (alleanze, Stati, Nazioni, Unioni), e í1 tentativo di riconoscimento di gruppi etnici e micronazionali. Ciò che le due spinte hanno in comune è la tendenza a non rispettare più i confini tra uno Stato e l'altro, a non accettare più la sovranità di uno Stato con conseguente crisi del rispetto dei diritti umani, nazionali, unici, religiosi e del diritto internazionale applicando, per l'ottenimento di ciò che si vuole, tutti i sistemi leciti ed illeciti con la conseguenza di provocare morti tremende e disastri inarrestabili. Proprio perché prevalgono ormai nel mondo interdipendenze e globalizzazioni, non possono sfuggirci i fenomeni che con la caduta del muro di Berlino si vanno accentuando come elementi turbativi dell'ordine internazionale fino a ieri sorretto dal congelamento della guerra fredda e cioè: pericoli di immigrazioni di massa, le aspirazioni delle minoranze, l'autodeterminazione dei popoli, l'impallidimento del principio della regolazione delle frontiere, il dilagare della criminalità finanziaria e della immoralità politica, l'incrudescenza delle persecuzioni e lotte religiose. E’ quindi chiaro che la maggior parte della gente cominci a pensare che questo «nuovo ordine mondiale» sia forse una utopia, visto che lo Stato più potente del pianeta, gli USA, o altri gruppi di Nazioni che pretendono di esserne l'alternativa, non sono in grado di sponsorizzarlo. Forse questa fa pensare che un «nuovo ordine mondiale» non possa nascere da una imposizione politica dall'alto. Ed è quindi proprio dalla gente comune, che invece bisogna iniziare a ragionare. E per ragionare è necessario avere la chiara visione del momento storico in cui viviamo e la direzione verso cui la società si sta muovendo. Senza questa visione qualsiasi affermazione sul tema diviene pure astrazione. Se esaminiamo alla luce della scienza l'evoluzione umana, possiamo notare che il progresso collettivo è avvenuto per «aggregazioni sempre più complesse» di organizzazioni sociali semplici. Si è passati cioè da sistemi semplici a sistemi più complessi di organizzazione globale: famiglia, tribù, villaggio, città stato, territori, imperi, nazioni. Gli ultimi 150 anni, che ci stanno alle spalle, sono stati caratterizzati dalla crescita di organizzazioni nazionali che hanno permesso un miglioramento quantitativo e qualitativo della vita, ma queste organizzazioni « nazionali», stanno mettendo in evidenza, da qualche decennio, i problemi di una società di grandi numeri che cambia velocemente, problemi che gli attuali sistemi politici a gestione «nazionale» non sono in grado di affrontare e risolvere.Continua...
Ciò significa che è necessario ribadire che nel campo della storia l'ipotesi di una direzionalità sottostante allo sviluppo storico dall'età della pietra alla società moderna, dai microsistemi ai macrosistemi, dal trapasso di società nomadi alle città stato, principati, monarchie, stati e nazioni, attraverso epoche cruciali, indica chiaramente che il Futuro sarà organizzato con macrosistemi sempre più complessi. È quindi chiaro che non è attraverso la ricostituzione di forme politiche obsolete o sistemi economici già usati, che il mondo riuscirà a passare l'attuale strozzatura, ma solo attraverso l'adozione di nuove dottrine sociali, economiche e spirituali adeguate al divenire. La razza Umana, che come unità distinta e organica è trascorsa attraverso stadi di evoluzione analoghi a quelli dell'infanzia e della fanciullezza nelle vita degli individui, si trova ora nel periodo culminante della sua turbolente adolescenza e s'avvicina quel periodo, così a lunga atteso, che coincide con la maggiore età. Il raggiungimento della maggiore età non è compulsivo e non può essere realizzato attraverso l'imposizione di nuove leggi sociali od economiche imposte da autorità nazionali o presidenti di repubbliche, ma è legato alla comprensione da parte della gente, del periodo nel quale vive e della direzione che l’umanità deve intraprendere. Ed è quindi questo il primo gradino che «la gente» può iniziare a gettare le basi per la costruzione di un «nuovo ordine mondiale».` Il primo e fondamentale requisito per riorganizzare ed amministrare il mondo con un «nuovo ordine mondiale» è quello di considerare il mando come un solo paese, la dimora dell'umanità ed accettare il concetto dell'unità del genere umano. Siamo tutti fiori dello stesso giardino, onde del medesima mare, frutti della stesso albero. E giacchè il consenso universale su tale spirituale principio è indispensabile per il successo di qualsivoglia tentativo ad edificare un «nuova ardine mondiale», esso deve essere proclamato al mondo intero, insegnato nelle scuole e costantemente sostenuto In ogni nazione quale preparazione di quell'organico mutamento delle strutture sociali che esso comporta. La disunione è un pericolo che le nazioni ed i popoli della terra non possono più a lungo tollerare: terrificanti sarebbero le conseguenze, troppo ovvie per chiedere una dimostrazione. Per considerare il mondo come un solo paese è però necessario che a questi popoli si spieghi che i differenti modi di vivere sono stati tappe necessarie alla crescita e che « l'unità della diversità» deve divenire la parala d'ordine del futuro. Per poter avere un mondo unito è necessario che i vari popoli acquisiscano il concetto dell’esistenza di un solo Dio per tutti, Dio che nella storia è stato chiamato con nomi diversi ed adorato con riti diversi, ma sempre il medesima Dio. E che questo Dio ha inviato molti maestri che hanno educata l'umanità con nomi di religioni differenti. Ma tutte provenienti dalla medesimasorgente. Religioni diversificatesi nella storia a seconda della maturerà dei popoli a cui hanno parlato. Ed oggi possiamo comprendere che per costruire un «nuovo ordine mondiale» è necessario aggiornare il concetto di Dio e della Sua unicità. È quindi da una prospettiva spirituale che nasce il concetto di un nuovo ordine mondiale. Non è certo con l'imposizione di nuove leggi economiche, sociali, o negoziazioni politiche tra stati o presidenti di repubbliche, o accordi fra monarchi e parlamenti di stati potenti o non, che elimineremo i pregiudizi di razza, di fede, di storia, di cultura, di potere. Bensì attraverso un nuovo processo che richiede l'accettazione volontaria ed incondizionata del principio spirituale dell'«unità del genere umano».Continua...
Esiste una sola razza umane benchè infìnitamente diversificata negli aspetti secondari della vita. Approfondiamolo noi stessi e insegnamelo a coloro che conosciamo. Questa è la base per la costruzione di un nuovo ordine mondiale. Da qui alla formazione di un governo mondiale eletto equamente, ad un tribunale internazionale da cui emettere leggi internazionali, valide per tutti, ad una polizia internazionale per mantenere l'ordine pubblico, ad una lingua mondiale ausiliaria alla propria, ad una economia mondiale, ad una diffusione più equa delle risorse, il passo è breve. Questi concetti furono espressi oltre 100 anni la da Colui che fu ANTESIGNANO dell'unità mondiale: Bahá'u'lláh (1817-1892 ). In uno dei suoi testi Egli scrisse «fra non molto il presente Ordine sarà chiuso ed un altro sorgerà in sua vece»: «L'ORDINE MONDIALE DI BAHA'U'LLÀH». Per ciò che disse e scrisse a Regnanti, Presidenti, uomini di potere politico e religioso, Bahá'u'lláh fu esiliato, imprigionato e perseguitato. I Suoi scritti sono oggi tradotti in tutte le lingue del mondo ed i suoi seguaci sparsi ai quattro angoli della Terra. Di Lui, che morì prigioniero scrisse il grande Tolstoj: «Noi perdiamo le nostre vite intenti a chiarire i misteri dell'universo, ma esiste uri prigioniero, Bahá'u'lláh, che ne possiede la chiave».Beppe Robiati