I tre Portali della consapevolezza Beppe Robiati
© Beppe Robiati   Design & Webmaster: Claudio Malvezzi
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I tre portali x consapevolezza
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I tre portali della consapevolezza "Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'eterno dolore, per me si va tra la perduta gente “ … … “Queste parole di colore oscuro vid'io scritte al sommo d'una porta” I versi intonati da Dante Alighieri, in questo terzo canto dell’Inferno della Divina Commedia, fanno riferimento alla terribile dicitura iscritta sulla porta di accesso alla via che conduce all’inferno. Se i dannati potessero ipoteticamente uscire dall’inferno dantesco, leggerebbero anche loro questi stessi versi prima di entrare in questo nostro mondo? Poiché, osservando la realtà che oggi ci circonda, sempre più mi domando che cosa distingue la vita di coloro che leggono la didascalia al di qua di quella porta citata dall’Alighieri, dalle condizioni di quanti vi si trovino oltre. L’esasperazione dello sforzo adattivo, ha talmente distratto l’uomo dal contingente da non rendersi conto dell’infernale condizione planetaria in cui sta vivendo? Sono oltre sei miliardi le persone che si sono adattate ad una situazione di misera sopravvivenza! L’economia mondiale è allo sfascio, la giustizia sociale è ormai sinonimo di ingiustizia, osiamo chiamare “bambini” il quarto della popolazione mondiale che usiamo come macchine da lavoro, che sfruttiamo ed abusiamo sessualmente, che vendiamo come bestie da cortile, che lasciamo morire di fame e malattie, abbandonati negli affetti da genitori attenti solo a loro stessi, religioni che nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso, si annientano a vicenda per ragioni di potere, politici i cui unici sforzi sono diretti al conseguimento e al mantenimento di personali privilegi, ambiente ecologico all’ultimo stadio prima dell’implosione, istruzione dimenticata, sottostimata, tesa a produrre una massa di consumatori inconsapevoli, svuotata da metodi poco umani e da sistemi di domande e risposte a quiz, un mondo del lavoro e degli affari ridotto ad un sistema impazzito di produzione di profitto per i pochi, esseri umani ridotti allo stremo delle forze dalle lotte quotidiane, odio per tutto ciò che non è uguale a noi…Questo e’ il pianeta in cui viviamo; un pianeta che sembra essere stato dimenticato da Colui che lo ha creato, privato delle sue ricchezze, abbandonato ad un destino crudele, ridotto ormai a “città dolente”.  Saremo noi la “perduta gente” a cui Dante si riferisce nel terzo canto ? Guardandoci indietro con occhi e con sguardo sinceri, dobbiamo ammettere che il secolo appena trascorso, teatro di grandi cambiamenti sociali, politici, economici, ci ha privati di ciò che più inerentemente ci appartiene in quanto esseri umani. Abbiamo privilegiato l’aspetto estetico, abbiamo ingigantito la necessità di soddisfare i bisogni materiali, ci siamo inventati nuovi bisogni attraverso un sistema mediatico rivolto al consumo di beni fittizi, ci siamo posti come promotori di sviluppi economici sbilanciati e a favore di pochi, abbiamo dimenticato i valori dell’equità e della condivisione, rivolto gli aspetti principali della vita verso un continuo aumento dei consumi ed ottenuto in cambio una progressiva ma costante invivibilità dell’individuo. I sistemi informativi locali e globali, pilotati da una malsana strategia del sensazionalismo e dell’orrore in prima pagina, ci mostrano i tumori sociali, le contraddizioni della vita e i conflitti che da questa dipendono. Come assetati che arrancano in un deserto, siamo stati contagiati dal “miraggio”, da ciò che crediamo di vedere ma che in realtà non c’è.