In talune confessioni, per esempio, la tradizione prevedeva di schivare gli stranieri, in evidente disprezzo dell'invito all'amore del prossimo predicato da tutti i Profeti indistintamente. Quanto ai rituali, questi hanno assunto forme ben precise alle quali si attribuisce un altissimo valore e il cui rispetto è considerato fondamentale non solo ai fini dell'appartenenza religiosa ma anche a quelli della salvezza personale. Si vedano per esempio i vari riti di iniziazione, come la circoncisione nell'Ebraismo e nell'Islam e il battesimo nel Cristianesimo, o la comunione e gli altri sacramenti cattolici. Le tradizioni sono dunque divenute nei secoli, e presso le varie religioni quasi indifferentemente, un insieme di dogmi, molto diversi, talvolta perfino opposti l'uno all'altro nelle varie confessioni, affiancati da una serie di riti e cerimonie, anch'essi molto diversi ed esclusivi. La diversità e l'esclusività dei dogmi e dei riti, ai quali è invariabilmente attribuita un'importanza preminente ai fini non solo dell'appartenenza religiosa ma anche della salvezza, è tale che «i seguaci delle religioni non hanno potuto finora incontrarsi in totale accordo e amicizia».9`Abdu'l-Bahá osserva:La cosa più incresciosa di tutte è la condizione di divergenza e di dissenso che abbiamo creato fra noi in nome della religione, immaginando che il nostro credo religioso ci imponga il dovere dell'alienazione e dell'estraniamento, ci obblighi a schivarci vicendevolmente e a considerare gli altri contaminati dall'errore e dall'infedeltà.10 Barriere fra scienza e religioneLa credenza nei dogmi pone un ulteriore problema. Talvolta essi sono in conflitto con i risultati dell'indagine scientifica. L'idea che la sottomissione alla tradizione sia parte essenziale dell'atto di fede in una religione comporta pertanto che il «fedele» debba accettare verità dogmatiche «anche quando siano contrarie alla scienza».11 Ne sono un esempio i vari dogmi scaturiti dall'interpretazione letterale delle Scritture, come per esempio quello relativo all'Assunzione di Maria in varie confessioni cristiane, oppure quello relativo al mi'ráj o ascensione notturna di Muhammad nell'Islam, o anche quello della resurrezione dei morti nel giorno del giudizio secondo ebrei, cristiani e musulmani. Ne è scaturito un conflitto fra religione e scienza, fra fede e ragione che, nato nell'ambito del Cristianesimo ma esteso oggi fra i seguaci di tutte le religioni, è causa di profonde lacerazioni delle coscienze. Inadeguatezze delle istituzioni religioseAlcuni pensano che oggi le istituzioni religiose, spesso arroccate su posizioni di difesa del passato e di sostanziale antagonismo con la scienza e con le altre religioni, non siano in grado di rispondere alle necessità di un mondo che è molto diverso da quello esistente anche solo pochi decenni or sono. Infatti è profondamente avvertita oggi la necessità di un'unione fra gli uomini, che non può accettare l'egemonia di una qualunque delle tradizioni religiose sulle altre. E invece ciascuna tradizione auspica l'avvento dell'unità religiosa del mondo, ma la interpreta più o meno dichiaratamente come un giorno di vittoria contro i cosiddetti «infedeli», che finalmente confluiranno tutti sotto l'unica vera religione.In conseguenza a questa situazione le religioni sono state per lo più abbandonate dalle masse mentre sono state accettate filosofie materialistiche alternative. Alessandro Bausani espresse sempre rammarico e sorpresa per il fatto che gli «scienziati, che pur dovrebbero essere ricercatori per eccellenza» si siano fermati «alla tradizione in cui sono nati, senza domandarsi se questa Continua...
tradizione, i cui ritualismi, i cui metafisicismi, i cui incartapecoriti e irrigiditi precetti teorici, sono stati proprio l'origine della vocazione antireligiosa della scienza moderna, non siano per caso superabili, se non esista per caso una evoluzione anche della rivelazione». 12 Con il senno del poi tanto gli scienziati quanto il clero avrebbero dovuto comportarsi in modo diverso per consentire che la religione potesse offrire il proprio importante contributo allo sviluppo della civiltà contemporanea.Che cosa dunque si può auspicare perché ciò accada, ossia perché le religioni ritornino a offrire il loro importante contributo alla civiltà.Per chi parta da una tradizione religiosa, si impongono almeno due sacrifici fondamentali. Il primo è quello di studiare «la propria religione seriamente, e... scientificamente». 13 Chiunque si accinga a compiere questo importante studio scopre «che quello che egli credeva rivelazione del mistero» 14è in realtà una discutibile idea umana, assunta a dogma irrefutabile. Questa scoperta può indurre un credente a «rigettare come irreligiose tali idee» e ad accorgersi che anche altri credenti di altre religioni hanno «fatto lo stesso per altre simili idee che potevano... [aver imparato] nella... [loro] religione tradizionale».15 Questo è effettivamente accaduto a un sacco di persone in occidente nonché a molte persone «occidentalizzate» di altri climi. A questo punto si rende necessario un «secondo sacrificio».16 È necessario riconoscere che la scienza non è in grado di risolvere la questione morale. Se così fosse, "[p]erché... uno scienziato ateo come Bertrand Russell» da un lato fu encomiabilmente impegnato per tutta la vita contro la Guerra, il Nazismo e altri orrori dei suoi tempi, «mentre la sua morale sembra ridursi alla frase "siate felici e sarete buoni"?17 Si impone perciò il secondo sacrificio, ossia quello «di riconoscere che c'è bisogno di una rivelazione di leggi etiche e sociali, che l'uomo da solo... non riesce a darsi una legge valida (il numero dei morti prodotti dall'uomo "con la morale autonoma" è infinitamente maggiore di quello di tutte le possibili inquisizioni e Santi uffizi messi assieme...)."18Quanto agli «uomini della raffinatissima Europa, o meglio della cultura occidentale», che sono convinti di non aver «affatto bisogno di qualcosa che ricordi la "religione"»,19 anche per loro si possono prospettare alcuni «grandi sacrifici».20 La crisi mondiale del Novecento dipende da tre «paradossi del moderno rapido progresso tecnologico». Il primo fattore è la «estrema rapidità del progresso tecnologico, sia rapidità nel susseguirsi delle nuove invenzioni e perfezionamenti... sia... sempre maggior velocità dei mezzi di trasporto».21 Il secondo fattore è la «sempre maggiore democratizzazione del possesso stesso di questi mezzi di trasporto o di informazione».22 Il terzo fattore è «l'aumento continuo della popolazione».23 Questi tre fattori rendono sempre più critica la situazione mondiale. Sembrano esserci solo due soluzioni della crisi così generata. La prima, ovviamente improponibile, è «la violenza», la seconda, «facile da dire ma più difficile da applicare e più faticosa» consiste nel «dare alla parola "noi" un senso più ampio, un senso planetario».24 Per ottenere questo scopo, che potrebbe essere chiamato globalizzazione, naturalmente in un senso ben diverso da quello oggi comunemente inteso, sono necessari tre «grandi sacrifici».25 Il primo sacrificio è quello di smettere di «considerare le nostre religioni, con i loro dogmi ed i loro riti condizionati dal tempo e dal luogo in cui sono cresciute e si sono sviluppate, come la Religione, la Religione Universale».26 Infatti, «[è] ormai dimostrato storicamente e di fatto che le tre più famose "religioni" universali, 'come il Cristianesimo, l'Islam e il Buddhismo non sono una attuale ed effettiva "religione universale" o "mondiale", se non vogliamo auto-illuderci e se vogliamo dare al "mondo" un senso veramente planetario».27 Il secondo sacrificio è quello di «rinunciare a molti fenomeni storici della cultura occidentale da noi considerati come valori assoluti», come per esempio «il diritto romano e i suoi concetti fondamentali, la democrazia formale, il socialismo burocratico, certi valori estetici ».28 Infine il terzo sacrificio, ormai comunque imposto nella pratica dal progresso tecnologico, è quello di rinunciare a «mantenere dei confini nazionali o delle dogane».29Continua...
Ma possiamo aggiungere: «Ma quale forza potrebbe costringerci a fare sacrifici del genere, sacrifici che ci sembrano così pericolosi per la nostra stessa vita e la nostra stessa civiltà?».30 Sembra che solo la religione potrà farlo anche ora, come ha già dimostrato di poter operare una tale rivoluzione nel passato, quando per esempio ha posto le basi della civiltà cristiana spingendo «i raffinati intellettuali della brillante epoca ellenistico-romana ad accettare la "barbara" religione cristiana».31Tutti coloro che, come per esempio lo storico delle religioni Raffaele Pettazzoni,32 il saggista Roberto Vacca 33 e l'economista Aurelio Peccei,34 propongono soluzioni culturali della crisi del Novecento sono utopisti. A Pettazzoni, il quale scrive che, quando una religione è decaduta «nelle acque morte di un conformismo stagnante ... [s]petta alla cultura di reagire e di rinsanguare la religione impoverita liberandola dalle scorie e riconducendola alle fonti vive dell'esperienza interiore»,35 risponde «La cultura`? La stessa cultura che, ciecamente, ha rifiutato ogni idea di religione e di Dio perché una determinata casta di sacerdoti ha condannato Galilei? Non direi».36 A Vacca, il quale propone di instaurare «una religione (per quanto odiosa la parola possa essere) dello standard di giudizio elevato e inflessibile da applicare nelle scuole, nelle università, nella selezione dei dirigenti», in modo che quegli elevati standard siano «prediletti per se stessi e non per le loro buone conseguenze sociali» e di «cominciare a condizionare gli uomini a standard di coscienza più stringenti fin dalla più tenera età, cioè nelle scuole primarie e in quelle secondarie»,37 domanda: «credere che questo condizionamento possa essere ottenuto in modi diversi da quelli che io chiamo religiosi non è un'utopia ben più colossale che quella di chi auspica una nuova religione?».38 E soggiunge: «non credo che l'etica possa avere una base materialistica o utilitaristica. Anzi credo che sia proprio questo, e non il formular dogmi e proporre riti, il compito essenziale della religione».39E a Peccei, il quale suggerisce «una grande rinascita culturale»40 e un insieme di innovazioni che Bausani riassume in tre punti « [a]ttuare politiche e strategie globali; [m]ettere il mondo in condizioni di essere governato; [i]mparare a governare il mondo - il che presuppone di imparare a governare se stessi»,41 obietta: «Per noi, è questo lo scopo di ogni religione che si rispetti e lo fu anche, agli inizi, di quelle religioni che ora sono divenute un coacervo di riti e di cerimonie».42 E soggiunge: «Se il Club di Roma si propone, fra l'altro, come dice Peccei . . . di "provocare un rinnovamento del pensiero fondamentale attuale non può che divenire una religione e tener conto, più di quanto non faccia, che la Fede Bahá'í risponde a quasi tutti i suoi requisiti».43 In conclusione, egli scrive: «Il mondo ora è nelle doglie del parto. Una nuova cultura, una nuova storia sembra si stia formando, ed è prevista (desiderata o temuta) più o meno da tutti, sia inconsciamente sia coscientemente. È mia ferma convinzione che, come già un tempo, tale nuova cultura o nuova storia o nuova èra come la si voglia chiamare, non possa esser fondata che da una energia in ultima analisi religiosa, sempre che si dia a questa parola il significato di cui parlammo all'inizio».44 Bausani, insomma, ritiene che per risolvere la crisi occorrano «due difficili atti» fondamentali: il primo è riconoscere con umiltà «che la fine, il superamento ... [delle antiche] tradizioni è arrivato» e il secondo è quello di ignorare «sorrisi e ... biasimo o ...persecuzioni sia dei seguaci delle "potenti tradizioni", sia di quelli che, irritati della loro inefficienza sono divenuti atei» e di «costruire insieme la nuova tradizione del futuro».45 Una definizione di religioneChe cos'è dunque la religione? Il tema della definizione della religione è alquanto importante. Infatti, come osserva A. Bausani, alcuni hanno dato definizioni della religione così restrittive «che quel che se ne deduce poi fatalmente è che l'unica religione degna di questo nome» è la loro «e che le altre non sono solo delle `religioni false' ma addirittura non possono essere chiamate religioni».Continua...
A. Bausani riporta come esempio le seguenti definizioni: un «insieme di dottrine metafisiche e di mezzi sacramentali per raggiungere lo scopo supremo dell'uomo, cioè la salvezza della propria anima e quello stato di beatitudine oltre mondana che è il paradiso'», «un insieme di dottrine e di pratiche per 'salvarci'», «un insieme di dottrine metafisiche che ci fanno conoscere come sarà la nostra vita nell'aldilà e ci dicono come salvarci l'anima». Ma poi commenta: «La religione... non è qualcosa che abbia a che fare con complicate elucubrazioni conoscitive, gnostiche, su come è fatto Dio o l'Aldilà...» . E infine aggiunge:Non potremo più considerare le nostre religioni, con i loro dogmi ed i loro riti condizionati dal tempo e dal luogo in cui sono cresciute e si sono sviluppate, come la Religione, la Religione Universale. È ormai dimostrato storicamente e di fatto che le tre più famose «religioni universali», come il Cristianesimo, l'Islam e il Buddhismo non sono una attuale ed effettiva «religione universale» o «mondiale», se non vogliamo auto-illuderci e se vogliamo dare a «mondo» un senso veramente planetario. 46La letteratura bahá'í presenta alcune definizioni di religione, perfettamente coerenti con i concetti sulle Manifestazioni di Dio e sulla storia delle religioni che abbiamo or ora sintetizzato. Secondo gli insegnamenti bahá'í la religione non può essere un sistema di dogmi, credenze, costumi e rituali, o un insieme di «superstizioni dogmatiche e teologiche»,47 una supina imitazione della tradizione. Infatti una religione cosiffatta non risponde agli scopi per i quali le religioni sono state fondate: favorire lo sviluppo dell'individuo e della società, trasformando i pensieri, il carattere e le azioni degli uomini, «mediante l'acquisizione di virtù e forze spirituali»48 attraverso un progressivo avvicinamento a Dio.Prima di tutto la religione è l'insieme degli insegnamenti delle Manifestazioni di Dio che trasmettono all'umanità «la rivelazione della volontà di Dio».49 Questo insieme di insegnamenti divini rivelati da una Manifestazione di Dio fornisce una descrizione della realtà spirituale e della volontà divina. Esso è dunque una vera e propria scienza della realtà spirituale,50 una preziosissima fonte di conoscenza. Non si vede come questa scienza della realtà spirituale possa essere in contraddizione con la «vera scienza [che] è ragione e realtà». Pertanto qualunque insegnamento religioso sia «diverso dalla scienza è invenzione e immaginazione umana che non merita di essere accettata».51In secondo luogo, la base di tutte le religioni è l'amore e il loro scopo fondamentale è la promozione dell'unità del genere umano per mezzo dell'amore, suprema forza unificatrice. Perciò la religione è anche «la connessione essenziale che procede dalla realtà delle cose»,52 «quei legami necessari che hanno il potere di unificare»53 gli uomini. Essa non è dunque solo un insieme di insegnamenti di tipo teorico, ma anche una forza capace di «compiere una trasformazione radicale nell'intero carattere dell'umanità, trasformazione che si manifesti esteriormente e interiormente, che influenzi la vita interiore e le condizioni esteriori».54Infine, poiché inculca il massimo livello di moralità, la religione è anche «il mondo degli attributi divini»,55 «scienza dell'amore di Dio» e sotto questo aspetto è «espressione esteriore della realtà divina»56 e «vera filosofia».57Ne scaturisce una definizione di religione alquanto articolata: la religione è l'insieme degli insegnamenti rivelati da Dio all'uomo attraverso un Mediatore e per lo più condensati in una Scrittura. Questi insegnamenti descrivono «la connessione essenziale che procede dalle realtà delle cose» e pertanto da un lato sono «scienza della realtà» e «la più autentica filosofia» e dall'altro «espressione esteriore della realtà divina» e «scienza dell'amore di Dio». Continua...
Essi hanno il potere di guidare chi li mette in pratica al conseguimento del massimo livello di moralità conseguibile dall'uomo in quel periodo del suo sviluppo, attraverso l'acquisizione delle virtù divine, prima fra queste la virtù dell'amore con le sue importanti conseguenze di unità, fratellanza e pace fra gli uomini. Pertanto la religione è anche «un atteggiamento verso la Divinità che si rispecchia nella vita».58 Per tutte queste caratteristiche la religione è « la massima elargizione di Dio nel mondo dell'umanità».59Data questa definizione di religione, ogni religione che sia fatta unicamente di dogmi irrazionali, di rituali e cerimonie, tali da creare conflitti fra gli esseri umani e fra scienza e religione fallisce nel suo scopo fondamentale: trasmettere la verità, portare il massimo livello possibile di moralità e creare armonia, fratellanza e pace fra gli uomini. Essa è «invenzione e immaginazione umana che non merita di essere accettata». Se tale dovesse essere per definizione la religione, « la sua inesistenza sarebbe una grazia e un bene per l’uomo».60Si dovranno dunque escludere dal novero delle religioni fenomeni religiosi che non rispondano a queste caratteristiche? Evidentemente è necessario distinguere fra «religione» e «tradizioni religiose». La religione è l'insieme degli insegnamenti di una Manifestazione di Dio, la sua Rivelazione. La tradizione è l'insieme dei commenti sulla vita e sulla parola della Manifestazione, elaborati dai teologi nel corso dei secoli, e dei riti che vi si sono sviluppati attorno. I limiti della tradizione dipendono da molte ragioni. Ragioni storiche: la tradizione si forma dopo gli insegnamenti originari della Manifestazione di Dio. L'identità religiosa dei primi seguaci di tutte le religioni, che in genere ne sono considerati i Padri, non è definita in base alla loro obbedienza alla tradizione, ma dalla loro adesione agli insegnamenti originari del Profeta. Ragioni razionali: gli insegnamenti originari della Manifestazione di Dio, quando siano fedelmente applicati, hanno il potere di creare un più alto grado di unità. Le idee della tradizione, portate alle estreme conseguenze, creano un'unità di grado inferiore, in quanto circoscritta all'ambito di quella tradizione, ma quanto al resto hanno per lo più la capacità di dividere dalle altre tradizioni. Ragioni spirituali: la tradizione è frutto degli sforzi di esseri umani, che malgrado la loro santità occupano un livello spirituale inferiore a quello delle Manifestazioni di Dio. Ragioni tradizionali: ciascuna religione di fatto considera le parole del proprio Fondatore la parte più sacra del proprio retaggio spirituale e attribuisce ai successivi commenti su di esse una minore sacralità rispetto a quelle parole.Pertanto la tradizione non può essere una parte essenziale della religione, se non porta l'incontestabile sanzione della Manifestazione di Dio. Non può essere una parte essenziale della religione, se non regge alla luce dell'indagine razionale. Non può essere una parte essenziale della religione, se non è causa di amore e di armonia universali, di encomiabili virtù. Qualunque tradizione non risponda a questi requisiti non può essere considerata parte essenziale della religione. Questa definizione pertanto non esclude alcuna delle religioni rivelate. Mostra invece i limiti della tradizione, quando essa crei pregiudizi e lotte, che aprono la strada agli assertori del materialismo e ai detrattori della religione. Così, per esempio, è necessario distinguere l'Islam, cioè il messaggio divino che Muhammad ricevette dall'angelo Gabriele, esposto nel Corano, dallo sviluppo dell'Islamismo, ossia la storia di quello che, nel corso dei secoli, gli uomini hanno fatto del messaggio del Corano. Ma questa distinzione non sembra oggi molto chiara né ai teologi né agli studiosi della religione, filosofi o storici che siano.61Al contrario, la definizione di religione sopra menzionata sottolinea la fondamentale unità delle religioni. `Abdu'l-Bahá dice: «La base della religione di Dio è una sola», 62 perché «la religione divina è realtà, e la realtà non è multipla, è una sola».63 E Shoghi Effendi scrive: «tutte le religioni hanno origini divine, conseguono le medesime finalità, hanno funzioni complementari, ininterrotto è il loro fine e indispensabile il loro pregio per l'umanità».64Continua...
In sintesi i contributi pratici che le religioni possono dare sono due:I. favoriscono una visione spirituale della natura della realtà al posto dell'attuale visione materialistica.2. favoriscono la moralità, di cui esse rappresentano la base più solida.___________________________1 Comunità Internazionale Bahá'í, Ufficio per l'Informazione del Pubblico, La prosperità del genere umano (Casa Editrice Bahá'í, Roma 1995) * * .2 The Universal House of Justice, To the Peoples of the World. A Bahà’ì Statement on Peace by the Universal House of Justice (The Association for the Bahà'í Studies, Canada, 1986) 6; trad. it.: La Casa Universale di Giustizia, La promessa della pace mondiale (Casa Editrice Bahá'í, Roma, 1985) 113`Abdu'l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace. Talks delivered by 'Abdu'l-Bahá during His visit lo the United Stutes and Canada in 1912. Comp. Howard MacNutt, 2a ed. (Bahá'í Publishing Trust, Wilmette, Illinois, 1982) 161.4 The Universal House of Justice, To the Peoples qf the World 7; trad. it.: La Casa Universale di Giustizia, La promessa 9.5 Questa situazione è stata evidenziata da `Abdu'l-Bahá nei discorsi che pronunciò in Occidente, dove si recò fra il 1911 e il 1913 per promulgare l'unità del genere umano e delle religioni.6 'Abdu'l-Bahá, Promulgation 443.7 Cfr. `Abdu'I-Bahá, Promulgation 22.8 `Abdu'I-Bahá, Promulgation 443.9 `Abdu'I-Bahá, Promulgation 443.10 `Abdu'l -Bahá, Promulgation 40311 `Abdu'1-Bahà, Paris Talks: Addresses Given by 'Ahdu'l-Bahá in Paris in l911-l912. ed. (Bahá'í Publishing Trust, Londra, 1969) 144.12 Bausani, Saggi sulla Fede Bahá'í (Casa Editrice Bahá'í, Roma, 1991) 54.13 Bausani, Saggi 202.14 Bausani, Saggi 204.15 Bausani, Saggi 204.16 Bausani, Saggi 204.17 Bausani, Saggi 204, cf. 340.18 Bausani, Saggi 203.19 Bausani, Saggi 78.20 Bausani, Saggi 79.21 Bausani, Saggi 78-9, gli stessi «paradossi» sono esposti anche in Bausani, Saggi 341-2.22 Bausani, Saggi 78-9, gli stessi «paradossi» sono esposti anche in Bausani, Saggi 341-2.23 Bausani, Saggi 78-9, gli stessi «paradossi» sono esposti anche in Bausani, Saggi 341-2.24 Bausani, Saggi 78.25 Bausani, Saggi 79.26 Bausani, Saggi 79.27 Bausani, Saggi 79-80.28 Bausani, Saggi 79-80.29 Bausani, Saggi 79-80.30 Bausani, Saggi 80-81.31 Bausani, Saggi 81.Continua...
32 Raffaele Pettazzoni (1883-1959) il primo importante storico delle religioni italiani in senso moderno, fondatore e presidente (1950-1959) dell'Associazione Internazionale per lo Studio della Storia delle religioni.33 Roberto Vacca è docente di Computer, ingegneria dei sistemi, gestione totale della qualità (Università di Roma e Milano). Vedi Roberto Vacca, Medioevo prossimo venturo (Milano: Mondadori, 1971) e Manuale per un'improbabile salvezza (Milano: Mondadori, 1974), cfr. Bausani, Saggi 29-30, 224, 339, 343-4.34 Aurelio Peccei (1900-1984), Industriale ed economista italiano, fondatore del Club or Rome. Vedi Aurelio Peccei, Cento pagine per l'avvenire (Milano: Mondadori, 1981).35 Raffaele Pettazzoni, Religione e Società (Bologna: Edizioni Ponte Nuovo, 1966) 171.36 Bausani, Saggi 29.37 Vacca, Medioevo prossimo venturo 128.38 Bausani, Saggi 30.39 Bausani, Saggi 344.40 Peccei, Cento pagine per l'avvenire 29.41 Bausani, Saggi429.42 Bausani, Saggi429.43 Bausani, Saggi 430, la citazione è da Peccei, Cento pagine per l'avvenire 140.44 Bausani, Saggi 29, cf. 224. Bausani cita a suffragio di questa tesi lo storico inglese Arnold Toynbee (1889 1975) e le sue teorie sulle origini delle civiltà.45 Bausani, Saggi 30, 485-6.46 Bausani, Saggi, pp. 17-8, 210-1, 345-6, 216, 471, 79-80.47 `Abdu'I-Bahá, Divine Philosophy, p.171.48 Da una lettera scritta a nome di Shoghi Effendi, 1'8 dicembre 1935, citata in Compilation, vol. 2, p.238, n.1762.49 `Abdu'I-Bahá, Promulgation, p.315.50 Cfr. `Abdu'l-Bahá, Promulgation, p.297.51 `Abdu'l-Bahá, Promulgation, p.107.52 'Abdu'I-Bahá, Some Answered Questions p.158.53 'Abdu'I-Bahá, Divine Philosophy, p.157.54 Bahá'u'lláh, Kitàb-i-Iqán, ¶271. A. Bausani dice che è «una forza capace di migliorare il carattere dell'uomo e della società, di portare `assoluta unità nella diversità'». (Bausani, Saggi, p.90)55 'Abdu'I-Bahá, Divine Philosophy, p.171.56 'Abdu'I-Bahá, Promulgation, pp.277, 140.57 'Abdu'I-Bahá, Paris Talks, p.31.58 `Abdu'l-Bahá, Divine Philosophy, p.16. A. Bausani dice che è una direttiva di azione che conferisce un'«energia etico-religiosa» capace di condurre progressivamente l'uomo verso la realizzazione dell'unità del genere umano. (Cfr. Bausani, Saggi, pp. 103, 216, 471)59 `Abdu'l-Bahá, Promulgation, p.361.60 `Abdu'l-Bahá, Promulgation, pp.] 07, 117.61 Cfr. « Ethics and Methodology. Comments by the Research Department ai the Bahá'í World Centre», in The Bahá'í Study Rewiew. 3.2, p.40; trad. it. in Approfondimento. Centri di Studio Bah 'i. Comp., p. 102.62 `Abdu'I-Bahá, Divine Philosophy, p.145.63 `Abdu'l-Bahá, Promulgation p.198.64 Shoghi Effendi, World Order, p.58; trad. it.: Ordine Mondiale, p.60. Beppe Robiati